Le 5 Cose Peggiori del Conservatorio (E Che Odio)

Ecco le 5 peggiori cose dei Conservatori che ho frequentato io:

Materie Inutili

Con l’introduzione della nuova Riforma (una novità che coinvolge tutti i Conservatori), sono state inserite nel percorso didattico tante nuove materie, di cui alcune davvero inutili, a mio avviso.

Non voglio generalizzare perché alcune di queste sono interessanti ed utili per la formazione dei pianisti: addirittura, in alcuni conservatori si parlava di un corso di accordatura, che sarebbe utile per un pianista, dato che è l’unico strumentista a conoscere veramente poco il proprio strumento.

Ma ci sono tanti altri corsi veramente poco utili che sei costretto a frequentare solo perché devi sostenere l’esame e conseguire dei crediti a fine anno.

Nella mia esperienza, tante volte mi capitava di avere come insegnanti, professori che provenivano da una città lontana rispetto alla sede del Conservatorio e questo li costringeva a tenere lezioni anche di più ore nella stessa giornata (addirittura 4 ore di seguito): diventava davvero insostenibile stare ad ascoltarli per così tanto tempo e a mantenere alta la concentrazione, per di più se si trattava di una materia poco interessante.

La mia speranza è che si possa tornare a quello che c’era una volta, con il vecchio ordinamento, quando dal Conservatorio uscivano musicisti ed esecutori davvero preparati. Inoltre, il mio consiglio è quello di specializzarsi: per chi ha ancora voglia di studiare è un suggerimento che do perché, senza specializzazione, è un po’ come sapere tutto e niente!

 

Mancanza di aule per studiare

Questo è un altro aspetto che ho sempre odiato all’interno del Conservatorio. Io, ma come me tanti altri pendolari, per raggiungere il Conservatorio e fare lezione, affrontavo un viaggio di un’oretta.

Mi capitava spesso di dover frequentare un corso la mattina e un corso direttamente al pomeriggio con un intervallo di tempo che avrei potuto impiegare studiando in qualche aula (perché ovviamente non era conveniente per me ritornare a casa in quel lasso di tempo).

Mancando aule con un pianoforte a cui potersi esercitare, quello che potevo fare in quel tempo erano gli esercizi per le materie teoriche o al più, intrattenermi con gli amici. Quando provavo ad occupare un’aula per esercitarmi al pianoforte, puntualmente arrivava il professore che doveva tenere lezione in quell’aula e io non potevo fare altro che uscire.

Sono contento che ora si stia cercando di ovviare al problema con dei pianoforti digitali con le cuffie nei corridoi.

Penso che sia una buona soluzione perché anche se in digitale, si ha la possibilità di imparare le note di un brano e di recuperare un po’ di tempo.

 

Strumentazione scadente

Nei Conservatori che ho frequentato io, ricordo sempre dei pianoforti molto scadenti.

A volte mi è capitato di imbattermi in pianoforti Steinway ma erano tutti tenuti male e molto datati, addirittura con i tasti d’avorio ingialliti e pieni di polvere!

Ecco un aneddoto traumatico che ricordo ancora: il pianoforte Steinway dell’aula 3.

Aveva dei tasti così scivolosi che sembrava di suonare sull’olio! A casa, quando eseguivo un brano, lo facevo perfettamente ma, in aula, con quel pianoforte, le mani mi scivolano così tanto che l’esecuzione veniva compromessa e il professore addirittura mi riprendeva dicendo che non avevo studiato.

Questa cosa mi faceva talmente innervosire che un giorno ho cercato perfino  di ripulire i tasti oleosi di quel pianoforte con un fazzolettino ma senza risultati. In sintesi, tranne in rari casi, non ho mai trovato pianoforti all’altezza!

Spero vivamente che lo Stato provveda a rinnovare la strumentazione dei Conservatori.

 

Scarso coinvolgimento

Mi riferisco al fatto che si organizzano davvero pochi saggi, al massimo uno all’anno, se si è fortunati.

Mancano concerti, sfide, graduatorie o classifiche sugli studenti migliori: tutte cose che potrebbero stimolare una sana competizione. Ricordo che io e i miei amici organizzavamo da noi dei concerti, chiedendo la disponibilità di un’aula.

Era anche un’ottima occasione per confrontarci, darci consigli e suggerimenti e imparare da chi era più bravo.

Questo forse è il lato più bello del Conservatorio rispetto al prendere lezioni privatamente: la possibilità di scambio e condivisione fra musicisti. Una cosa che oggi è accentuata grazie ai luoghi di condivisione e ai gruppi sui Social.

 

Poca attenzione all’autopromozione

Facendo un breve calcolo, chi sceglie la strada del Conservatorio studia per 13 anni di cui 8 anni di pre accademico, 3 anni di triennio e 2 anni di specialistica.

Ma è veramente assurdo che durante tutti questi anni di studio, non ci sia neanche un corso (anche di poche ore) che illustri tutto ciò che puoi fare una volta uscito dal Conservatorio e che indichi gli sbocchi professionali che potrai avere.

A molti capita di uscire dal Conservatorio, anche con un buon voto e succede che, nell’euforia dei primi tempi, ci siano varie occasioni per fare concerti o cose del genere. Man mano però, queste occasioni vanno scemando e magari si è costretti ad intraprendere altre strade ed altri lavori più fattibili, non avendo più riscontri dal punto di vista musicale.

Ma è un vero peccato perché per la carriera da musicista hai impiegato gran parte della tua vita!

Proprio su questo, molti ragazzi mi chiedono consigli e spiegazioni. Io, nel mio piccolo, a Marzo, organizzerò un corso di due giorni sull’autopromozione nella zona del milanese.

Si discuterà e si approfondiranno proprio queste tematiche. Tuttavia, sarebbe bello anche avere l’aiuto delle istituzioni. So che alcuni professori organizzano Masterclass su questo tema ma non è ancora abbastanza.