Quanto fa bene la competizione nel Pianoforte

By Christian Salerno lunedì 20 ottobre 2014


  • Quanto può fare bene la competizione in musica?
  • Quanto stimola i ragazzi?
  • Che vantaggi ha?


Faccio la premessa che secondo me la competizione pulita, la sana competizione può essere uno strumento importantissimo per la nostra motivazione.

Competere non significa lottare o farsi la guerra. Competere significa mettere a confronto le proprie abilità con quelle di un'altro. Gli imprenditori e i negozianti competono sempre. Cercano di attirare più clienti rispetto al competitors dell'altra traversa. Colui che mostrerà maggiori abilità e offrirà un servizio migliore, avrà un maggior numero di clienti.

Siamo sempre in competizione. Siamo impiantati in una società piramidale che ci spinge a puntare sempre verso il vertice più alto delle piramide, competendo ogni giorno contro tutti. 

Competiamo sin da piccoli a scuola, cercando di andare meglio del compagno di banco o del fratellino. Competiamo negli sport amatoriali perché dobbiamo vincere. 

Ma è proprio vincere lo scopo della competizione? 

Sembrerà una fase fatta ma la risposta è: NO. Ma l'importante non è partecipare, l'importante è andare a dormire la sera stessa in modo sereno, sapendo di aver dato il massimo. Che siamo arrivati poi secondi, terzi o ultimi poco importa. C'è sempre chi sarà più bravo di noi, ma puoi starne certo che per avere quell'abilità non sarà bravo quanto te in mille altre cose.

Hai mai visto i piccoli geni? In qualsiasi attività: che sia suonare il pianoforte o giocare a scacchi per esempio. 

Anni fa partecipavo a tornei di scacchi. Sono una mia grande passione e credo che ero abbastanza portato, forse se avessi continuato, a quest'ora sarei andato molto avanti, ma la mia vocazione principale è stata per questo strumento da 88 tasti.

Un giorno in un torneo semilampo (tornei veloci che si svolgono nell'arco di un'unica giornata), vinsi in poche mosse contro un concorrente e mi ritrovai a dover aspettare la fine del turno da parte di tutti gli altri concorrenti. Poco dopo finì di giocare anche un ragazzino che all'ora aveva circa 12 anni. Si chiamava Alessio V********. Oggi è un vero e proprio genio. Già all'ora il suo nome incuteva timore anche ai più grandi. 

Così, per passare il tempo decisi di sfidarlo in un'amichevole. Lui mi guardò, e con aria indifferente si sedette alla mia scacchiera. Inutile dire che dopo poche mosse ero K.O. Era ovviamente ad un'altro livello. Finita l'amichevole, si alzò e se ne andò. 

Non spiaccicò mezza parola, e il suo sguardo pareva costantemente assente. Tornai a casa sconvolto. Com'è possibile che quel ragazzino mi aveva battuto in così poche mosse? Io che poi sono un tipo estremamente competitivo mi stavo quasi per sentire male.

A distanza di anni ci ripensavo ancora a quell'episodio. Poi mi sono dato questa spiegazione. Ok, 12 anni, è un campione degli scacchi. Ma il suo sguardo? La sua vitalità? La sua energia? Il suo sorriso? Probabilmente per arrivare dov'era arrivato aveva messo da parte molte cose, tra cui il godersi la vita.

Ecco che cosa avevo in più di lui. Mi ero goduto di più la vita, e questo mi bastava per essere sereno. 

Tutt'oggi la competizione fa parte della mia vita. Non partecipo più a concorsi di scacchi ma partecipo a molti concorsi musicali e pianistici. 

Alcune volte va bene, altre volte meno. Non si può essere sempre al 100%, ci sono così tanti fattori in gioco in un concorso:

  • lo stato del pianoforte
  • lo stato emotivo
  • la giuria
  • la location
  • l'acustica
  • la capacità di adattamento
  • il grado di concentrazione


Diversi mesi fa partecipai ad un concorso della mia zona (Gallarate). Non andò molto bene. Al di là del risultato, uscii praticamente a pezzi e arrabbiato con me stesso. In quei momenti ti viene da mettere in dubbio tutte le cose belle passate, compresi i successi. 

Ricordo che chiamai diversi amici in cerca di conforto, dormii fuori la notte perché non volevo rientrare in casa, ma poi non riuscendo a dormire tornai a casa alle 4 del mattino, presi la mia tastiera digitale, la montai e mi misi a suonare in cuffia, cercando di ripercorrere i brani del concorso e capire che cosa non era andato bene.

Ecco, questa è la pazzia post-concorso :D . Quella botta mi è servita. Mi misi con maggior impegno, preparandomi al concorso successivo, con un programma totalmente differente.

Al concorso successivo, Cassano Magnago, andò molto meglio. Riuscii a mantenere la concentrazione per tutta la durata della prova (25 minuti) e uscii dalla sala soddisfatto. Non mi interessava arrivare primo assoluto o primo. Sapevo che il programma che avevo portato l'avevo eseguito come avrei voluto eseguirlo, ero "a posto" con me stesso. La votazione e il posizionamento ora erano superflui.

Non è importante raggiungere un determinato premio o risultato, è importante dare il meglio di sé stessi.

La competizione può giovare perché stimola i tuoi desideri, ma può essere nociva se intacca la fiducia che hai nel tuo successo. In una competizione, trova sempre il modo di divertirti: guarda i vantaggi che comporta, anche se non tornerai a casa con un premio. Se ti senti bene, allora avrai comunque vinto il premio più grande di tutti: armonia, chiarezza, vitalità, allineamento. Con questa disposizione d'animo porterai a casa molti premi. ;) 

Spero che anche tu possa fare tesoro di queste mie esperienze, e se hai qualcosa di tuo da raccontare, allora fallo pure lasciando un commento qui sotto, sarò lieto di leggerlo.





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Christian Salerno

Mi chiamo Christian Salerno. Sono un pianista a tempo pieno. Adoro condividere le mie esperienze musicali scrivendo articoli sul web. Sono Laureato in Pianoforte al conservatorio G.Puccini di Gallarate e insegno pianoforte a coloro che intendono cominciare quest'avventura.

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