Gli errori comuni di chi studia Pianoforte

By Christian Salerno venerdì 28 febbraio 2014
Da anni passo la maggior parte delle mie giornate su questa tastiera.

Man mano che passa il tempo, ognuno di noi impara a conoscere sempre meglio sé stesso e il rapporto col proprio strumento.

Impariamo a conoscere quali sono i metodi di studio che funzionano di più per noi e quali quelli che funzionano di meno. 

Qui di seguito elenco una serie di errori che io in primis ho commesso e che pian piano ho imparato a cogliere ed eliminarli con tanta fatica e forza di volontà.

Ecco sintetizzato in punti i maggiori errori:

  • Suonare un pezzo a velocità finita quando non è ancora pronto (spesso abbiamo voglia di sentire come viene il pezzo ma strimpellandolo senza la giusta padronanza non faremo che peggiorare la nostra situazione).
  • Suonare un pezzo adattandosi alla platea. Questo tipo di errore l'ho commesso molte volte ed è proprio Schumann ad affermare che bisognerebbe eseguire un pezzo sempre al 100% delle nostra possibilità come se fossimo sempre di fronte ad una giuria di massimi esperti. Capita infatti di eseguire i pezzi in maniera mediocre se ad ascoltarci c'è un pubblico mediocre.
  • Suonare con poco entusiasmo il brano di un autore che ci pare poco congeniale per poi scoprire solo in un secondo momento che si trattava di uno dei brani più belli di sempre. Mai avere pregiudizi!
  • Sottovalutare l'importanza delle scale e degli arpeggi. Da questi possiamo risolvere problemi come: uguaglianza delle mani, tocco, muri di velocità, possiamo imparare le varie tonalità, possiamo migliorare la tecnica del suono legato.
  • Studiare un pezzo direttamente a mani unite. Ci sono troppe cose da considerare in uno spartito che il suonare a mani unite non ci farà vedere. Se ci andrà bene sbaglieremo la lettura di qualche nota, ma se ci andrà male ci dimenticheremo di gran parte dei fraseggi, segni di dinamica, agogica ecc... Purtroppo il pianista ha due pentagrammi da gestire, non è come un flauto. Due pentagrammi comportano due voci differenti che si comportano in modo differente e hanno una certa indipendenza.
  • Studiare un pezzo in un primo momento scordandosi totalmente delle indicazioni di dinamica. Il pensiero che spesso facciamo è: "tanto ce le aggiungo dopo". Ma man mano che suoniamo memorizziamo anche in maniera inconscia (e lo memorizziamo senza dinamiche!). Proprio per questo motivo avremo un doppio lavoro da fare in seguito: "smemorizzare" il pezzo senza dinamiche e aggiungerle. Mettendo le dinamiche sin da subito non si incorre a questo tipo di errori.
  • Studiare inizialmente un brano solo lentamente. Suonare lentamente aiuta moltissimo ma talvolta c'è bisogno di fare il passo più lungo della gamba in alcune sezioni per poter decidere quale tipo di diteggiatura è meglio adottare. A velocità moderata qualsiasi passaggio non crea problema con qualsiasi diteggiatura. E' proprio quando le velocità si fanno più sostenute che si inizia ad apprezzare la validità di una diteggiatura piuttosto che di un'altra.
  • Studiare quando non si è nelle condizione più adatte. Spesso capita di imporci un certo numero di ore di studio ogni giorno. Tuttavia non sempre questo carico di studio è possibile quotidianamente, sia per impegni vari che per questioni emotive. E' meglio non fare nulla e svagarsi con altro piuttosto che suonare ed avere la testa altrove perché le mani non vanno da nessuna parte senza il cervello.
  • Suonare all'infinito un brano appena terminato. Suonando solamente senza studiare, andiamo incontro a piccoli errori che si vanno a sommare nel pezzo fino a viziarlo e renderlo insuonabile.




Christian Salerno

Mi chiamo Christian Salerno. Sono un pianista a tempo pieno. Adoro condividere le mie esperienze musicali scrivendo articoli sul web. Sono Laureato in Pianoforte al conservatorio G.Puccini di Gallarate e insegno pianoforte a coloro che intendono cominciare quest'avventura.

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