Identità musicale: Chi siamo quando Suoniamo

By Christian Salerno venerdì 11 ottobre 2013
Tornato da Napoli, avevo bisogno di un po' di Relax. Così ieri sera mi sono messo un po' sul letto a leggere pagine riguardanti l'identità musicale.


Spesso sia gli allievi che gli insegnanti, si dimenticano che noi stessi siamo un'identità musicale, e che tramite la musica esprimiamo aspetti della nostra personalità, e ciò vale per tutte le età, sia che siamo dei bambini, sia che siamo degli adulti.

La nostra identità musicale va assecondata per poter permettere uno studio più sereno. Dal libro "Studio dello strumento e identità musicale" di Franca Ferrari, riporto:

Un allievo di strumento studia e suona meglio il pezzo che gli è stato assegnato per compito se è in grado o se è messo in grado di scoprire, tramite l'esecuzione di quel pezzo, dei tratti della sua propria musicalità, della sua propria identità musicale.

Ecco perché la nuova riforma dei conservatori è stata una vera e propria manna dal cielo. Prima di questa, gli allievi dovevano seguire tutti lo stesso percorso, infischiandosene delle inclinazioni di ogni allievo. Tutti dovevano passare sotto il Gradus ad Parnassum di Clementi e sotto i Preludi e Fuga di Bach, e ho conosciuto moltissime persone abbandonare il pianoforte all'ottavo anno, ad un passo dal Diploma.

Oggi questi due pilastri non sono stati esclusi dal sistema, ma lo studio di questi è stato ridotto per dar spazio alla costruzione di un percorso di studi su misura dell'allievo.

Non è concepibile, in ambito artistico, formare dei musicisti dando sempre a tutti il medesimo piatto pronto, con il solito discorso: "se ti piace, bene; altrimenti te lo devi far andare bene lo stesso".

Ma una persona, non fa con maggiore piacere quello che ama fare? Uno non si dedica anima e corpo verso ciò che ama? Allora è possibile che sottraendo ciò che l'allievo ama, per seguire un percorso standard, che questo chiuda il coperchio del pianoforte... per sempre.

Una riflessione molto importante me l'ha fatta avere il M. Remo Vinciguerra (uno dei più grandi didatti italiani) a Napoli, durante una sua lezione dedicata gli insegnanti. Ha detto una cosa sulla quale non ho mai riflettuto ma che merita molta considerazione. 

Quando un allievo chiude il pianoforte, e decide di non averne più a che fare perché ha avuto un approccio sbagliato, non chiude solo lui il pianoforte. Ma suo figlio, suo nipote, il suo pronipote e così via. 

E' davvero difficile poi reinserire il pianoforte in un contesto in cui questo è stato rifiutato. Ci vuole solo un miracolo!  

Bisogna avere la visione aperta delle cose. Bisogna essere obiettivi in alcuni casi e soggettivi in altri casi, bisogna saper interagire con chi fa musica.

Un principiante o un professionista che suona, è sempre una persona che fa musica. E come tale merita lo stesso rispetto e considerazione. Placare un principiante che improvvisa, o compone, anche cose molto banali, è un grave danno che si fa a quella persona.

La creatività non è da tutti. Stare in un ambiente creativo stimola la creatività. Viceversa, stare in un ambiente poco creativo, stimola la semplice esecuzione del brano e non l'interpretazione di quest'ultimo.

Secondo il libro "Metodologia dell'insegnamento strumentale"  di Anna Maria Freschi e Roberto Neulichedl, (Ed. ETS),

Il maestro deve mostrare che le idee espresse dall'allievo vengono prese in considerazione. L'allievo che vede le proprie proposte sistematicamente rifiutate o ignorate, tenderà a non esprimerle più; ciò non significa accettarle tutte, ma almeno discuterle.    

Tu, come la pensi?

Christian Salerno

Mi chiamo Christian Salerno. Sono un pianista a tempo pieno. Adoro condividere le mie esperienze musicali scrivendo articoli sul web. Sono Laureato in Pianoforte al conservatorio G.Puccini di Gallarate e insegno pianoforte a coloro che intendono cominciare quest'avventura.

6 commenti to '' Identità musicale: Chi siamo quando Suoniamo "

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  1. IO QUANDO SUONO FACCIO DI TUTTO PER CONVINCERMI CHE è LA MIA ANIMA A SUONARE NON IO MA QUALCOSA DI SUPERIORE A ME......I DIAVOLI NON AMANO LE ARMONIE LA BELLEZZA ....... TU CHE DICI CHHRISTIAN???? ABBRACCIO

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  2. è un po' il problema dei conservatori, anche se io non sono mai entrato.. lasciare lo spazio alla creatività è quello che manca. Ottimi commenti Christian.
    Davide

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  3. Ciao Christian,è molto interessante e rispecchia la verità della persona come ho detto altre volte io sono autodidatta, ascolto tutti ,ti seguo su YOUTUBE andare al conservatorio non è il mio caso, grazie dei tuoi commenti sei sempre presente un caro saluto Pierluigi

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  4. Ciao Christian.Hai perfettamente ragione,certo ognuno di noi ha delle sensazioni particolari quando esegue un brano musicale o ascolta musica.
    Sei sempre una fonte d'informazione musicale e psicologica e per questo ti ringraziamo.
    Un saluto da Silvio

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  5. Ciao Christian,io sono una principiante, pero quello che dici,non essere incoraggiato,ascoltato mi ha fatto studiare nell'infanzia il pianoforte con certi freni e ho abbandonato presto.(E vero,il ruolo del insegnante e essenziale)Dopo anni pero mi manca suonare e,ho deciso di tornarci,sia per me che per mio figlio(5anni).le tue parole le ho vissute di persona. pero, adesso vorrei condividere con mio figlio le emozioni del suonare,e cio con un approccio piu giocoso(concordo sul Hanon).grazie. elena.

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  6. GRAZIE! ANCHE PER IL LIBRO VOGLIO IMPROVVISARE! HO VISTO COME USARE LA MANO DESTRA CON LA SINISTRA E...CHIUDENDO GLI OCCHI, COME SUGGERISCI, MI E' VENUUTO UN MELODICO VENUTO DAL MIO...ANIMO!

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