L'Accompagnamento Pianistico

By Christian Salerno giovedì 3 novembre 2011
Non pensavo che l'ultimo mio manuale potesse riscuotere un così grosso successo. E' uscito ieri e ci sono già stati 15 download.

Sinceramente credo di capire il perché di questo successo inaspettato. Non perché tutti aspettavano con ansia il mio prossimo lavoro, ma perché in giro c'è moltissima domanda su quest'argomento e pochissima (se non nessuna) offerta.

Sembra quasi che tutti diano per scontato l'argomento accompagnamento pianistico, quando io credo che sia uno dei più importanti. Probabilmente alcuni lo giudicano come una cosa poco seria e professionale, che serve solo ad allietare i pomeriggi in casa passati con gli amici! In realtà non è proprio così...

Con l'accompagnamento pianistico noi possiamo non solo accompagnare un cantante (o la nostra stessa voce), ma anche accompagnare un qualsiasi altro strumento solista. E' questo il bello! Quando si parla di accompagnamento non parliamo solo di qualcosa di "basso livello" (come intendono alcuni), anzi!

Ovviamente non c'è paragone tra l'eseguire una sonata classica ed eseguire un accompagnamento. Sono due mondi completamente separati che non possono essere messi a confronto poiché non hanno nessun fattore in comune.

L'accompagnamento serve anche in tutti quei momenti dove la musica non è in primo piano e di conseguenza il pianoforte viene a svolgere un ruolo secondario. Capita spesso di dover improvvisare un "accompagnamento" o meglio un sottofondo adatto per una situazione, anche senza avere una partitura scritta davanti. Per riuscire a fare ciò, dobbiamo avere alcune accortezze:


  • Non dobbiamo cambiare armonia troppo spesso. Se ci soffermiamo su pochi accordi - ne bastano anche due - l'attenzione rimarrà concentrata sulla situazione e non sulla musica.
  • Bisogna adeguare la musica alla situazione. Se il contesto in cui ci viene chiesto di improvvisare è un contesto allegro, allora sicuramente andremo a creare un accompagnamento su un accordo o giro armonico di carattere "maggiore". Viceversa, se la situazione è drammatica, andremo a creare un sottofondo partendo da un accordo o giro armonico minore.

Lo scopo quindi dell'accompagnamento pianistico è quello di non creare dei vuoti. In questo caso si dice che facciamo da "riempimento". 

Accompagnare al pianoforte è semplice ma non è scontato. L'errore più comune che vedo fare da chi si improvvisa "accompagnatore" è quello di vedere il pianista che esegue lo stesso accordo con entrambe le mani. 

Se bisogna creare un accompagnamento sull'accordo di Do maggiore, non bisogna di certo suonare Do+Mi+Sol con la mano sinistra e Do+Mi+Sol con la mano destra!! E' uno degli errori più gravi e più comuni! Così facendo l'armonia non ha sostegno, non ha delle basi.

C'è assolutamente bisogno che la sinistra esegua la fondamentale, possibilmente raddoppiata, nel registro dei bassi, mentre la mano destra esegue l'accordo in qualsiasi posizione: fondamentale, primo rivolto o secondo rivolto.

E' questo il segreto principale per creare un accompagnamento! Dubbi? Lascia pure un commento qui sotto!

Christian Salerno
Christian Salerno

Mi chiamo Christian Salerno. Sono un pianista a tempo pieno. Adoro condividere le mie esperienze musicali scrivendo articoli sul web. Sono Laureato in Pianoforte al conservatorio G.Puccini di Gallarate e insegno pianoforte a coloro che intendono cominciare quest'avventura.

2 commenti to '' L'Accompagnamento Pianistico "

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  1. ciao, sono un principiante assoluto, e mi interessa molto imparare ad accompagnarmi nel canto...ho capito perfettamente quello che hai appena detto, quello che nn capisco che sei io batto ,logicamente a tempo, l accordo, non diventa un po monotono? tipo pennata di chitarra!!!??? ciao

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  2. Hai ragionissima Marco, per questo esistono gli arpeggi! ;)

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