Recent Posts

Ti racconto il bello del mio lavoro: Il Pianista

By Christian Salerno → martedì 19 giugno 2018

"Christian, ti ho trovato un lavoro! La pizzeria di fianco a casa mia cerca un porta pizze. Tanto hai l'auto, hai il tempo libero, è ottimo per arrotondare, no?" mi disse Giorgia, una mia amica.

"Mmh, ti ringrazio per aver pensato a me ma non sono interessato... " replico.

"Guarda che sono solo 3 ore la sera, ti fai €15/€20 per serata, non è male. E' perché non ho l'auto sennò ci andrei io..!" col tono di voce visibilmente alterato.

"E' sicuramente interessante ma preferisco dedicare quelle ore al pianoforte, alla mia passione".

Da lì in poi la conversazione degenerò. Giorgia non accettava il fatto che si potesse rifiutare un lavoro. Aveva degli schemi mentali troppo fitti e non riusciva a comprendere il mio punto di vista. Insomma, arrivammo a dirci parole amare e la nostra amicizia si interruppe proprio quel pomeriggio.

Non mi interessava dedicare il mio tempo ad altro. Non mi interessava barattare il mio tempo con i soldi. Sapevo che ero in un periodo in cui dovevo investire, ed è quello che ho fatto.

Oggi non rimpiango per un solo attimo di aver fatto questa scelta.

Ogni giorno sono sempre a contatto con la musica. Le mie orecchie ascoltano musica per una decina di ore al giorno e ti assicuro che non c'è niente di più terapeutico. 



Io amo il pianoforte e il nostro è un rapporto strettissimo. Fosse per me proverei tutti i pianoforti costruiti in questo mondo: quelli neri, quelli bianchi, quelli verticali, quelli a coda, quelli digitali, quelli antichi, quelli moderni, quelli appartenuti a compositori importanti, ecc...

Non ho mai capito il perché di questa grande attrazione. E' come vedere una bellissima donna, di classe, elegante e molto femminile. Una di quelle con cui il "quanto sei bella" non funziona perché gliel'hanno detto già troppe volte.



In casa mia ho Pianoforti ovunque. Uno verticale in cameretta, 3 pianoforti digitali (cameretta, soggiorno e camera da letto, manca solo il bagno ma... mi sto attrezzando :D ) di media-alta fascia, una tastiera leggera da 77 tasti per suonare in giro, una tastiera midi per scrivere la musica e... un portachiavi con un piccolo pianoforte attaccato, la chiavetta usb in auto a forma di pianoforte e una chiave di violino sempre con me in tasca come portafortuna. Ah, all'ingresso di casa ho un'attaccapanni a forma di pentagramma :D .

Sono appassionato del mio lavoro. Anzi, sono innamorato del mio lavoro. Amo essere creativo scrivendo musica ma amo anche essere ligio con me stesso quando c'è da stare ore su di un passaggio. Amo trasmettere conoscenze ai miei allievi e adoro vederli affamati di musica come lo ero io alla loro età.

Amo curare i dettagli in tutto ciò che riguarda il pianoforte perché i dettagli sono tutto.


Organizzo con il mio socio Edoardo due saggi l'anno perché più gli allievi suonano davanti un pubblico e più imparano. Sono convinto che un'esecuzione pubblica valga più di 100 esecuzioni fatte nella propria cameretta.

In ogni saggio mi assicuro sempre che ci sia un buon pianoforte (necessariamente a coda) e una bella location. Non giudico gli insegnanti che fanno fare i saggi dei propri ragazzi su di una tastiera, non faccio i conti nelle tasche di nessuno. So solo che pur di vedere un bel saggio, ci metto di tasca mia/nostra i soldi del noleggio del pianoforte e della sala. Nonostante questo investimento, credo che i saggi debbano essere ad ingresso gratuito, nessun biglietto, spesa o contributo. E' un momento di festa ed è "regalato" dall'insegnante e/o dalla sua scuola.

Giulia. Ex colonia elioterapica, Germignaga (Va), Associazione Mariva 2.0


Quando vedi gli allievi arrivare tutti in ghingheri come dei piccoli concertisti, li guardi e ti senti enormemente fiero del lavoro che hai fatto con loro durante tutte l'anno.

Se hai fatto un buon lavoro con i tuoi allievi ne sei consapevole e non temi giudizi. Puoi presentare gli allievi ad esami e accompagnarli per dare loro sostegno morale. Sai che usciranno da quella porta vincenti perché quel momento è pura formalità. Gli ostacoli e le fatiche si superano e si vincono durante l'anno col duro allenamento. Poi ci si presenta all'evento per raccogliere quanto seminato.

Esami in corso del Trinity presso San Michele Pianoforti (BG)

Nonostante la convinzione che l'esame andrà bene, cerchi di origliare il più possibile e tiri un sospiro di sollievo quando lo senti arrivare "sano e salvo" alla fine del brano. Questi sono quei momenti che ti tengono vivo e ti danno la carica per continuare a fare quello che stai facendo.

I dettagli sono quella differenza che fanno la differenza. 

La passione per quello che si fa è la carica più forte che supera qualsiasi tipo di incentivo. E' quella scarica di energia dentro che ti spinge nella direzione giusta anche se nell'immediato non vedi i risultati. Gli altri ti giudicheranno ma tu non giudicarti mai. Ricordati che qualunque giudizio deriva sempre dall'ego.

E quando arriva il giorno del concerto...?

Quel giorno è sempre come la prima volta. Anche se tu hai suonato in pubblico 1000 volte, ti sentirai sempre non completamente pronto, ci saranno i dubbi dell'ultimo minuto, avrai ripensamenti ma alla fine andrai lì, davanti al pubblico e regalerai emozioni.

Nella foto che vedi qui sotto siamo sull'ultimo piano del Castello D'aragona. Sono le ore 20.00 di una bellissima serata d'Agosto e tira un bellissimo venticello mentre affacciandoti ti godi una veduta mozzafiato. I Gabbiani che passano, le navi che vedendole dall'altro sembrano delle barchette minuscole e un'odore di mare indescrivibile. A godermi questo momento per fortuna non era da solo. In basso a destra c'è mio padre, il mio più grande sostegno in tutto questo percorso e a lui devo molto.
Castello Aragonese dell'isola d'Ischia (Na), terrazzo degli ulivi.

Arriva poi l'ora del concerto, si fa un po' più buio, non ci sono più sedie libere, si sente il vociare delle persone ed è il momento di entrare in scena. In quei momenti il cuore è a mille, ma non appena mi siedo al pianoforte... scompare tutto. Mi ritrovo da solo, come se fossi in camera mia, con la differenza che ora ho una veduta fantastica.

Ecco, questo è il mio mestiere. Qualcuno purtroppo non lo ritiene ancora un mestiere vero e proprio (come quella mia amica di cui ti ho parlato all'inizio) ma ti posso assicurare che è faticoso  (se non di più) quanto gli altri e non lo cambierei con nessun altro, neanche se mi pagassero 10 volte tanto.

Bene, ora che ho finito di scrivere queste righe è meglio che io torni a studiare pianoforte. Ho due concerti impegnativi che mi aspettano (tra cui uno il 4 di Agosto proprio ad Ischia) e il rispetto che ho nei confronti della musica non mi permette di andarci impreparato.

Ciao Guagliò!

Ps. se vuoi rimanere aggiornato sui miei concerti, allora lascia la tua email qui.


Enel - What's Your Power, Pubblicità 2018 (Spartito per Pianoforte)

By Christian Salerno → venerdì 20 aprile 2018

L'altro giorno ricevo un'email da un signore con scritto: "Christian, ti prego... devi assolutamente trascrivere questo brano, tu ci metteresti 5 minuti, io una vita!".

Così ascolto il brano in allegato e ne rimango meravigliato. Pochi accordi, poche note ma... al punto giusto! 

Si tratta di un brano dal titolo Le début du bonheur e l'autore è Daprinski. In Italia però il brano è conosciuto come sigla della pubblicità dell'Enel intitolata What's you power:



Questa invece è la trascrizione da me realizzata:

Qui di seguito puoi ordinare lo spartito:


Veramente un tocco di classe questo pezzo e non è affatto difficile. Puoi divertirti a suonarlo a tutti i tuoi amici ma attenzione a non farti accusare di pubblicità occulta! Eheh

Come evitare di rimandare le lezioni di pianoforte a causa di Mancanza di Tempo

By Christian Salerno → martedì 23 gennaio 2018

Sei appena uscito dalla lezione di pianoforte appagato e pieno di energie. Come sempre, il tuo insegnante ti ha dato ottime dritte per proseguire e ti ha motivato nel continuare con la stessa energia e determinazione che avevi il primo giorno e in questo momento ti senti padrone del mondo.

Oggi non ti metterai a studiare perché hai fatto lezione, lo farai domani, c'è tempo...

L'indomani hai avuto una giornata fiacca. A lavoro hai avuto delle incomprensioni col tuo capo e nel ritornare verso casa hai preso una multa perché hai la revisione dell'auto scaduta. Quell'inconveniente non ti lascia la mente libera, anzi, sei arrabbiato con te stesso per non essertene accorto prima. Così prometti a te stesso che l'indomani, non appena tornerai da lavoro, andrai a fare subito la revisione.

Così fai. Per strada c'è traffico e il centro revisioni è pieno zeppo di clienti. Quando arrivi a casa è già buio inoltrato e hai solo voglia di un bel tè caldo, un divano, una coperta e un bel film alla TV. 

Insomma, tre giorni sono passati e non hai ancora messo mano sul pianoforte. 

Al quarto giorno finalmente riesci a starci un pochino, anche un paio di ore... ottimo! Peccato che nei due giorni seguenti arriva il week-end. Hai organizzato qualcosa con la tua compagna (o il tuo compagno), un paio di giorni da soli in un posto incantato, in fondo era da tempo che non vi prendevate una bella pausa da tutto. 

Alla fine arriva il giorno prima della lezione. Ti rendi conto che ci sono ancora molte cose da studiare e la super studiata di 2 ore di qualche giorno fa non è servita praticamente a niente. Non ricordi più nulla!! Allora cerchi di studiare tutto, un po' qui, un po' là. Cerchi di dare un'occhiata a tutto in modo veloce e di conseguenza fatto in modo superficiale. Inutile che io ti dica che tipo di risultati diano queste operazioni.

Così, preso di sensi di colpa, decidi di chiamare il tuo insegnante per rimandare la lezione, così finalmente questa settimana potrai darci dentro come si deve!!!

Questi erano i tuoi buoni propositi... ma neanche a farlo apposta in questa settimana succede che tuo fratello si è fatto male ed è ricoverato in ospedale. Hai un'invito ad un compleanno, hai la riunione condominiale, il tuo capo ti chiede di fare degli straordinari al lavoro, porti l'auto a lavare perché è conciata da buttar via e... ops! E' passata di nuovo un'altra settimana!!

Morale della favola
Si spera sempre che il dopo sarà migliore. "Un giorno ci faremo finalmente una crociera",  "Un giorno farò quello che non ho mai potuto fare prima", "Quando finirà questo periodo riprenderò in mano la mia vita" ecc ecc...

La triste verità è che il dopo sarà tale e quale a oggi se non peggio!

Lo stesso principio è intrinseco nel detto "fai oggi quello che puoi fare domani". Sta intendere che domani non sai se la potrai più fare perché potranno subentrare altri fattori in gioco. Del domani non c'è certezza, di oggi sì, di questo momento sì. 


"L'azione è la chiave fondamentale di ogni successo"
-Pablo Picasso-

Ecco qualche rimedio
Se dai importanza ad una cosa allora falla prima che inizi la tua giornata. Se hai iniziato a studiare pianoforte perché volevi imparare a suonarlo e poi hai addirittura fatto l'investimento di acquistarlo... non puoi rinunciare proprio ora!!

Pensa all'energia che avevi all'inizio, pensa ai soldi e dunque alle ore di lavoro che hai speso per questa tua passione. Non pensi che tutto ciò meriti un po' del tuo tempo?

Perciò prima di andare a lavoro puoi metterti a studiare 30-45 minuti pianoforte, tutte le mattine. Così a fine giornata ti goderai la serata in tranquillità, il tuo "lavoro" lo hai già fatto e fidati se ti dico che andrai la notte a letto con la coscienza pulita e soddisfatto di aver portato a termine tutte le tue cose in quel giorno.

Eh sì, lasciare operazioni aperte non fa altro che occupare spazio nella tua mente e alza il livello di stress. 

Se pensi che non sia possibile una soluzione del genere ti dico che ti sbagli di grosso. Non è quell'oretta di sonno in meno che farà la differenza. Anzi, avrai ancora più energia di prima se inizierai la tua giornata facendo qualcosa che ti piace. 

Se non puoi esercitarti in mattinata per via dell'evidente "baccano" del pianoforte... beh ci sono oggi infinite soluzioni!! Ci sono pianoforti digitali bellissimi e a prezzi davvero accessibili. Pensa che anni fa studiavo la sera su di una tastiera midi di nemmeno quattro ottave, però era l'unico modo per utilizzare anche le ore serali a mio favore.

Cerca la "Magia" nelle cose semplici
Per chi fa del pianoforte la propria professione, lo studio è un elemento quotidiano che occupa una gran parte della giornata. Un atleta che non si allena non solo non sarà competitivo, ma perderà a poco a poco tutto il suo tono muscolare. La stessa cosa succede ai pianisti. Conosco persone diplomate in pianoforte che hanno lasciato il pianoforte per qualche decina di anni e si ritrovano praticamente a ricominciare quasi da capo.

Lo studio è dunque per il professionista un'abitudine (in questo caso una "buona" abitudine). Un'abitudine è un'azione che viene ripetuta molte volte fin quando non diviene automatica. Fare una seduta di studio è un'abitudine e ripetere passaggi è questione di abitudine.

L'abitudine ha un rovescio della medaglia: la noia.

Perché diverse coppie si lasciano? Per abitudine! 

All'inizio di un rapporto, durante il corteggiamento, siamo attivamente impegnati. Cerchiamo mille modi - e sempre più originali - per far sapere all'altro che lo amiamo. Dunque parliamo, dimostriamo, tocchiamo. Con l'andare del tempo, continuiamo a fare tutte e tre le cose? Certe coppie sì, ma sono l'eccezione. Ci sentiamo a nostro agio nel rapporto. Io amo quella persona, lei mi ama, va benissimo così.  In realtà... mica tanto!

L'abitudine perciò può portare a studiare senza emozionarci. 

La più grande sfida sta nell'essere sempre predisposti ad emozionarci, senza dare nulla per scontato. Anche una semplice scala di Do maggiore contiene in sé la magia. Basta semplicemente trovarla. Un passaggio ripetuto "n" volte in modo meccanico porterà solamente alla noia. Lo stesso passaggio suonato ogni volta con espressione e cercando il senso in ogni singola nota, ti porterà a vivere esperienze uniche, credimi. 

Il cervello ha continuamente bisogno di ricevere stimoli. Se per diverse battute non accade nulla di interessante, diventerà triste e mera esecuzione di note (come una bellissima macchina da scrivere). In realtà quando ci sediamo su quello sgabello e posiamo le mani sui tasti, diventiamo dei pittori. Possiamo dipingere i più bei paesaggi e viaggiare nel più profondo di noi stessi, arrivando a toccare corde dell'anima che in nessun altro modo possono vibrare.


Cuori Nella Tormenta - Spartito per Pianoforte

By Christian Salerno → mercoledì 27 dicembre 2017

In questo periodo natalizio sto trascorrendo molto tempo in compagnia delle persone a me care e in particolare alla mia famiglia. Sto allo stesso tempo portandomi avanti con il lavoro in modo tale da trovarmi poi avvantaggiato durante tutto l'anno fino a Luglio (quando mi prenderò un attimo di pausa).

Proprio l'altra sera, dopo cena, io e mio padre ci siamo messi sul divano di casa a guardare un film. Per la Tv passava "Cuori Nella Tormenta" un adorabile film con Verdone e Arena. Il film ha come protagonisti due amici che si innamorano della stessa donna. Ti dirai "che ci sarà mai di nuovo?" In realtà nulla! Però il modo in cui viene raccontata dal regista questa storia è secondo me eccezionale.

Quello che mi ha colpito più di tutto però è stata la colonna sonora. Nei momenti più dolci del film partivano queste dolcissime note, a volte fatte col pianoforte, a volte col clarinetto e altre volte con i violini. Una musica commovente e straziante che non ho potuto fare a meno che trascrivere e quindi creare lo spartito per pianoforte.




 Qui invece puoi scaricare lo spartito per pianoforte:


Buy now

Modellare il Proprio Stato D'animo Per Ottenere il Meglio

By Christian Salerno → mercoledì 20 dicembre 2017


Hai mai fatto l'esperienza di essere lanciatissimo, avendo la sensazione di non poter sbagliare? Ti sei mai trovato in un momento in cui tutto sembrava andare a gonfie vele?

Da piccolo - prima che il pianoforte mi rapisse - giocavo a Basket, ero un vero fenomeno. C'erano squadre che facevano a pugni per contendermi e mi ricordo che molte Domeniche disputavo due partite: una con la mia squadra e l'altra con la squadra di categoria superiore. Ogni squadra poteva inserire al suo interno un "fuori quota" che di solito era più grande di età degli altri. Io invece ero un fuori quota al contrario, ero il più piccolino.

Ricordo che una Domenica ero gasatissimo per non dire inarrestabile. Giocavo in questa squadra come fuori quota e non conoscevo nessuno dei miei compagni. Feci 3/4 della partita a cercare collaborazione con gli altri. Risultato? Eravamo sotto di 25 punti. Decisi così di dare una svolta alla partita. Iniziai a fare un po' il "veneziano", scartando ad uno ad uno tutti gli avversari e mettendo una serie di canestri da angolature improbabili. Ricordo che dopo 5-6 canestri di fila in quel modo l'arbitro mi guardò e mi disse sorridendo: "Poi mi spieghi come fai".

Vincemmo quella partita di 1 punto. Fu una grande vittoria e piena di soddisfazioni. Non avevo mai provato fino ad ora quella sensazione. Quell'invulnerabilità che mi rendeva capace di mettere a segno qualsiasi canestro. Non lo dimenticherò mai.

Così come anche tu avrai provato questa sensazione, avrai anche provato l'esperienza di segno opposto. Una giornata in cui tutto andava storto, in cui avevi combinato pasticci con cose che di solito fai con la massima facilità., in cui ogni tua iniziativa risultava sbagliata, qualsiasi tuo tentativo finiva in nulla.

Dov'è la differenza?? Sei la stessa persona, no? E dunque, dovresti poter disporre sempre delle stesse risorse. E allora, come si spiega che una volta tu produca risultati desolanti, e un'altra stupefacenti? Come mai anche i migliori atleti hanno giornate in cui fanno tutto splendidamente, e poi ne arrivano altre in cui non riescono a fare un canestro, a segnare un gol?

La differenza va cercata nella condizione psicologica in cui ci si trova. Ci sono stati d'animo - amore, fiducia in se stessi, forza interiore, gioia, estasi, fede - che danno aprono la porta alle sorgenti del potere personale; e ci sono stati d'animo paralizzanti - confusione, depressione, paura, ansia, tristezza, frustrazione - che ci rendono impotenti.

Noi tutti entriamo e usciamo da stati d'animo positivi e negativi. Sei mai entrato in un ristorante dove il cameriere ti ha apostrofato con un: "Cosa mangia?" Credi forse che comunichi sempre in questo modo? È possibile che abbia un'esistenza difficile e sia sempre così, ma è più probabile che abbia avuto una gran brutta giornata, costretto a servire troppi tavoli, magari avendo a che fare con un cliente rompiscatole. Non è una persona cattiva: semplicemente, è in uno stato d'animo controproducente. Se riesci a cambiarlo, cambierai anche il suo comportamento.

Capire gli stati d'animo, ecco la chiave per comprendere il cambiamento e raggiungere l'eccellenza. Il nostro comportamento è il risultato dello stato d'animo nel quale ci troviamo. Facciamo sempre quanto di meglio possiamo con le risorse a nostra disposizione, ma a volte ci troviamo nello stato di chi è privo di risorse. So che ci sono stati momenti in cui, trovandomi in un certo stato, ho fatto o detto cose di cui più tardi mi sono pentito o delle quali ho provato vergogna. Forse è capitato anche a te. É importante ricordarsi di quei momenti quando qualcuno ti tratta male, perché così facendo create uno stato di partecipazione anziché di stizza.

Dopo tutto chi vive in una casa di vetro farebbe bene a non tirare sassi.

La chiave, dunque, consiste nel farsi carico dei nostri stati d'animo e pertanto dei nostri comportamenti.

E se potessi, con uno schiocco delle dita, metterti nello stato d'animo più dinamico, più ricco di risorse, in cui si è certi del proprio successo, in cui l'organismo sprizza energie e la mente è sveglia? Bene, questo è possibile...

Uno stato d'animo può essere definito la somma di milioni di processi neurologici che hanno luogo dentro di noi, in altre parole il totale delle nostre esperienze in ogni momento. Gran parte dei nostri stati d'animo si verificano senza il controllo della nostra parte conscia. Vediamo qualcosa e reagiamo mettendoci in un certo stato d'animo. Imparare a controllare questi stati è la chiave di tutto.

Può trattarsi di una condizione proficua e utile oppure di una condizione svantaggiosa e limitante, ma la maggior parte di noi fa ben poco per controllarla. La differenza tra coloro che falliscono e quelli che hanno successo è la differenza tra chi non riesce a mettersi in uno stato d'animo positivo e chi è in grado di porsi costantemente in uno stato d'animo che gli dà la forza necessaria al raggiungimento delle sue mete.

Quasi tutto ciò che la gente desidera è uno stato d'animo. Fai un elenco delle cose cui aspiri in vita. Vuoi amore? Bene, l'amore è uno stato d'animo, un sentimento o un'emozione che segnaliamo a noi stessi e che sentiamo dentro di noi, basata su certi stimoli dell'ambiente circostante.

Vuoi fiducia in te stesso? Rispetto? Tutte cose che creiamo noi. Questi stati d'animo noi li costruiamo in noi stessi. Forse desideri avere denaro? E mi dirai: "questo non è presente dentro di me!" Ma ti smentisco subito! Sono certo che il tuo interesse non va a quelle banconote con su stampati volti di persone defunte anni e anni fa. No, tu vuoi ciò che il denaro rappresenta per voi, l'amore, la fiducia, la libertà o quali che siano gli altri stati d'animo che, a tuo giudizio, esso ti può procurare. Sicché, la chiave dell'amore, della gioia, di quell'unico potere di cui l'uomo è andato in cerca da sempre — la capacità di governare la propria vita — è la capacità di sapere come dirigere e gestire i propri stati d'animo.

La prima chiave per farlo e per produrre i risultati cui aspiri consiste nell'apprendere a guidare il tuo cervello. Per secoli l'uomo è stato affascinato dall'idea di trovare modi per alterare i propri stati d'animo e, di conseguenza, la sua esperienza esistenziale. Si è provato con il digiuno, le droghe, il rituale, la musica, il sesso, il cibo, l'ipnosi, le nenie, tutte cose che hanno vantaggi e limiti. Ma ecco che adesso state per avere la rivelazione di vie molto più semplici ma altrettanto potenti e, in molti casi, più rapide e più precise. Due sono le principali componenti di uno stato d'animo.


  • La prima è costituita dalle e nostre rappresentazioni interne
  • la seconda dalle condizioni e dall'uso della nostra fisiologia. 
Pensa, per esempio, a come tratti tua moglie o tuo marito quando rincasano molto più tardi di quanto avevano promesso? Be', il tuo comportamento dipenderà in larga misura dallo stato d'animo in cui ti troverai nel momento in cui il tuo amato tornerà, e sarà ampiamente determinato da ciò che ti sarai raffigurato mentalmente circa le ragioni del ritardo.

Se per ore ti sei immaginato la persona cui tenete vittima di un incidente, sanguinante, morta, oppure ricoverata in ospedale, quando varca l'uscio potrete accoglierla con lacrime o con un sospiro di sollievo oppure abbracciandola stretta e chiedendole quel che è accaduto. Sono comportamenti che derivano da uno stato di preoccupazione. Se invece ti figuri il tuo amato bene impegnato in una relazione clandestina, o se ti ripetete più e più volte che è in ritardo solo perché non si preoccupa dei tuoi sentimenti e del tuo tempo, gli riserverai tutt'altra accoglienza.

La successiva, ovvia, domanda suona: che cosa induce una persona a raffigurarsi le cose a partire da uno stato d'animo di preoccupazione, laddove un'altra crea rappresentazioni interne che la mettono in una condizione di sfiducia o ira? Ci sono molti fattori che intervengono. Possiamo aver imitato le reazioni dei nostri genitori o aver avuto altri modelli per affrontare esperienze del genere.

Se quand'eri bambino tua madre si preoccupava sempre quando papà rincasava tardi, può capitarti di raffigurarti le cose in maniera per te preoccupante. Se tua madre diceva che di papà non ci si può fidare, non è escluso che tu abbia imitato quel modello. Nonché le nostre credenze, atteggiamenti, valori ed esperienze precedenti condizionano i tipi di rappresentazioni che ci faremo.

Ma c'è un fattore ancora più importante del nostro modo di percepire e rappresentarci il mondo, ed è la nostra fisiologia. Cose come la tensione muscolare, ciò che mangiamo, il nostro modo di respirare, il livello generale delle nostre funzioni biochimiche, hanno un'incidenza enorme sul nostro stato d'animo. Qualsiasi cosa influisca sull'una, influirà anche sull'altra. Accade così che i cambiamenti di stati d'animo implichino cambiamenti di rappresentazioni interne e della fisiologia.

Se il tuo organismo è in condizione produttiva, probabilmente immaginerai il tuo amato bloccato dal traffico o per strada. Se invece sei, per vari motivi, in uno stato fisiologico di grande tensione o terribilmente stanco, se sei in preda a dolori fisici o hai un basso livello glicemico, tenderai a rappresentarti le cose in modo che esalterà i tuoi sentimenti negativi.

Pensaci: quando ti sentite fisicamente ben vivo, non percepisci forse il mondo in maniera diversa da quando stai male o sei stressato? Le condizioni della tua fisiologia mutano letteralmente il tuo modo di rappresentarti, e dunque di sperimentare, il mondo. Dunque rappresentazioni interne e fisiologia interagiscono continuamente tra loro, creando lo stato d'animo nel quale ci troviamo.

E questo a sua volta determina il nostro tipo di comportamento. Per controllare e dirigere i comportamenti, dobbiamo controllare e dirigere i nostri stati d'animo; e per controllare questi ultimi, dobbiamo controllare e consciamente dirigere le nostre rappresentazioni interne e la nostra fisiologia. Te lo immagini, riuscire a controllare al cento per cento i tuoi stati d'animo in ogni momento?

Fonte: Anthony Robbins "Come ottenere il meglio da sé e dagli altri"


Aiutare gli allievi a superare i propri limiti

By Christian Salerno → domenica 5 novembre 2017
Molte volte capita di avere degli allievi che si pongono limiti da soli. Costruiscono falsi ostacoli e cercano faticosamente di risolvere problemi immaginari.

Una delle capacità che deve avere il buon insegnante, è quella di mostrare all'allievo che può realizzare molti più obiettivi di quanto pensa. Un giorno, anche loro potranno diventare dei buoni pianisti.

Credere nelle potenzialità dell'allievo è uno strumento potentissimo. Riuscire a vedere il loro lato migliore e farglielo sapere è un atto che crea un legame solido fra insegnante e allievo.

Può darsi che nella vita di quell'allievo, tu sia l'unica persona che abbia mai creduto in lui, e che, grazie a te, egli diventi più bravo di quanto avrebbe mai pensato e ti ammiri per questo, anche se il fatto che tu creda in lui in qualche modo lo mette a disagio. Quella sensazione di disagio può ripresentarsi ogni volta che gli chiedi di fare uno sforzo, ma non te ne devi curare. Lo devi sollecitare credendo in lui, inducendolo a sforzarsi e facendolo crescere.



La figura dell'insegnante deve dunque essere anche una figura di leader. Se l'insegnante è un trascinatore e motivatore, l'allievo sarà costantemente stimolato e spronato a fare del proprio meglio.

Nella mia vita da studente (e non si finisce mai di esserlo), ho cambiato molti maestri di pianoforte, per svariate motivazioni. Per alcuni è una sfortuna ma io ritengo che sia stata una grande fortuna. Ho potuto sentire più campane, ho potuto notare i vari metodi di insegnamento, ho potuto capire fino a che punto un insegnante possa essere bravo o meno bravo. Tutto questo cambiare (ne ho cambiato circa uno all'anno negli ultimi 5 anni) ha fatto sì di avere un buon bagaglio di esperienze.

Fra tutti questi insegnanti ho avuto un anno un vero e proprio leader. Era quella figura di insegnante in grado di sapere perfettamente chi sei e dove puoi arrivare. Conosceva alla perfezione i tuoi limiti meglio di te stesso e solo dopo poche ore di lezione. Sapeva dove si poteva osare, sapere assegnarti brani che risaltassero le tue potenzialità, sapeva farti infiniti esempi e sapeva guidarti al successo. Sotto la sua guida arrivai secondo ad un concorso pianistico... è ancora un'esperienza che porto con estrema gioia ed emozione nel cuore.

Un vero pilastro. 

E quando un passaggio tecnico non veniva?  Beh, lui sapeva bene in che modo intervenire per fartelo venire. E' proprio sotto la sua guida che presi il coraggio di cominciare il primo studio dell'Op.10 di Chopin.
Purtroppo si trasferì all'estero e, per ovvie ragioni, non potetti seguirlo.

Uno dei più grandi guru della Leadership, Robert Greenleaf, parla del concetto di servant leadership. Il leader è colui che serve coloro che lo seguono. Li assiste in ogni passo e soprattutto tira fuori il meglio in loro, rifiutandosi di credere che abbiano limiti e che impediscano di ottenere risultati.

Gli allievi possono avere difetti dal punto di vista personale - come li abbiamo tutti - ma non certo dal punto di vista dell'efficienza nel raggiungere gli obiettivi.

"La persona più immatura, inetta e pigra è capace di grande dedizione ed eroismo se saggiamente guidata".


Autumn Leaves - Spartito per Pianoforte (Arrang. Christian Salerno)

By Christian Salerno → martedì 5 settembre 2017

Questa mattina mi sono svegliato e il mio primo pensiero è stato: oggi voglio scrivere un arrangiamento di un brano celebre. Così sono andato sul repertorio Jazz e ho scelto Autumn Leaves, un brano che ormai fa parte degli Standard e che ormai viene cantato e suonato con una certa leggerezza nonostante la storia del pezzo.


Per lo spartito puoi trovarlo cliccando qui.


Buy now