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Deck the Halls - Spartito e Tutorial di Natale per Pianoforte

By Christian Salerno → venerdì 2 dicembre 2016

Siamo già arrivati a Dicembre e il clima rigido lo conferma. Tuttavia questo è sempre un mese fatto di grande allegria con l'arrivo del Natale. 


Ed è proprio in questo periodo che i giovani pianisti si ritrovano a dover fare i conti con parenti e con richieste di esecuzioni di brani natalizi. Ecco perché ho pensato bene di regalare a tutti i piccoli (e non) pianisti, il videotutorial del brano natalizio Deck The Halls.





Qui invece trovi una raccolta di 8 videotutorial natalizi realizzati da me e dal mio amico Edoardo Brugnoli. I pezzi sono fra i più celebri: Astro del Ciel, We wish you a merry Christmas, Jingle Bells, Carol of the Bells, O Tannenbaum, Gli angeli delle campagne, Bianco Natale e Tu scendi dalle stelle.

Come gestisco una seduta di studio

By Christian Salerno → giovedì 17 novembre 2016

Quando ci sediamo al pianoforte e stiamo per studiare, dobbiamo sempre ricordarci che la cosa più importante non è quante ora staremo al pianoforte, ma con quanto concentrazione ci staremo. Se per esempio suoniamo pensando ad altro... non serve a niente!

Dopo un po' che studiamo un brano, ora dopo ora, giorno dopo giorno, mese dopo mese... questo arriva ad un punto di stallo. Quel punto dove sembra impossibile fargli fare il salto di qualità. Molte volte questo salto avviene solamente risolvendo alcuni passaggi difficili, a volte con un cambio di diteggiatura, altre volte con un movimento del gomito e altre volte ancora con dei "trucchi mentali". Ad esempio mi è capitato di risolvere diversi passaggi pensando di avere le dita d'acciaio.



Nel video che trovi sopra puoi vedere in che modo gestisco lo studio di un brano musicale. A titolo di esempio ho preso il primo tempo della Sonata n.3 di Chopin. Se vuoi divertirti a seguirmi, qui puoi trovare lo spartito.

E tu come affronti lo studio di un brano musicale per migliorarlo? Scrivilo qui sotto tramite un commento :)



Io resto qui - Spartito per Pianoforte

By Christian Salerno → lunedì 24 ottobre 2016

Io resto qui è la mia ultima composizione. Scritta in un momento particolare e spero che possa esprimere in modo esplicito il mio stato d'animo pur non raccontandovi nulla. L'ascolto qui:



Qui di seguito puoi scaricare lo spartito.




Come e dove insegnare Pianoforte

By Christian Salerno → giovedì 13 ottobre 2016


STABILIRE UN PERCORSO

Definire una via chiara in cui l'insegnante possa individuare facilmente le tappe fondamentali finalizzate al proprio insegnamento è un'azione indispensabile per affrontare qualsiasi percorso didattico. È bene che chi insegna sia profondamente consapevole delle motivazioni che supportano le sue scelte metodologiche e didattiche, che individui con chiarezza gli obiettivi. Una volta che l'insegnante è riuscito a definire la propria idea didattica può impostare il lavoro e immaginare di creare un prodotto finale.

INDIVIDUARE NECESSITÀ E OBIETTIVI SPECIFICI 

Prima di tutto l'età l'età dei bambini è un dato rilevante per la programmazione. Essa condiziona la scelta di ciò che si vuole insegnare, del repertorio da utilizzare e dei mezzi da usare per favorire l'apprendimento. Ciò non comporta alcun ostacolo nella scuola pubblica dove i bambini sono omogenei per età, ma lo può diventare nelle scuole private di musica dove non sempre è possibile formare gruppi con bambini coetanei. 

In questi casi è bene lavorare per fasce d'età: nella fascia della scuola dell'infanzia unire i 3 anni con i 4, oppure i 4 con i 5 anni; nella fascia della scuola primaria unire la prima con la seconda classe (6 e 7 anni), la terza con la quarta (8 e 9 anni); la quinta può tranquillamente lavorare con la prima della secondaria di primo grado (10 e 11 anni), la seconda con la terza (12 e 13 anni), e a seguire la fascia dei "grandi". 

Il gruppo quindi avrà uniformità anagrafica: si possono anche creare gruppi con bambini appartenenti a fasce d'età diverse purché siano omogenei per competenze ed esperienze. Il bambino non è una tabula rasa. Ogni bambino porta con sé un vissuto musicale e delle competenze, non è un foglio bianco. Conoscere questo patrimonio è per l'insegnante una necessità ed è una condizione indispensabile per chiarire le finalità, individuare gli obiettivi e selezionare il repertorio da proporre. 

Inoltre la conoscenza delle esperienze musicali di ciascuno facilita la comunicazione e la relazione tra insegnante e allievo. In quante ore? Maggiore è il numero di lezioni di cui l'insegnante può disporre, maggiore è la possibilità di creare un percorso organico che affronti più obiettivi. Quando invece le lezioni di musica si riducono a 8-10 nell'arco dell'anno scolastico, come purtroppo spesso accade, è bene concentrare il lavoro su un progetto finalizzato alla realizzazione di un prodotto musicale come l'apprendimento e la rielaborazione di una serie di canti' oppure la realizzazione di una fiaba didattica. 

Raccolte le informazioni, l'insegnante stabilisce la finalità del suo lavoro e individua gli obiettivi e le modalità didattiche. Obiettivi generali: sviluppare la socializzazione, la creatività, l'attenzione e la memoria. Obiettivi specifici: sviluppare l'orecchio, la vocalità, la coordinazione ritmico/motoria, la percezione e la discriminazione di elementi musicali.

LA SCELTA DEL REPERTORIO 

È importante offrire al bambino un panorama musicale quanto mai ricco, stimolarlo con un repertorio vario sia da un punto di vista metrico (2/4, 3/4, 6/8, 5/4, ...) e ritmico, sia melodico (diatonia, pentatonia, modalità).

È bene proporre brani che il bambino canti e intoni con facilità, in cui la scansione ritmica sia chiara ed evidente. A canti infantili e filastrocche, fondamentali per l'apprendimento della lingua madre musicale, viene accostato un repertorio costituito da brani più complessi ma adatti ai fini didattici e da canti in altre lingue. 

Proprio la qualità ritmica è un aspetto di grande attrazione e divertimento per i ragazzi. Se la classe si sente piacevolmente coinvolta è in grado di riprodurre brani anche ritmicamente complessi. Un testo divertente con argomenti emotivamente ed affettivamente vicini al vissuto e alla fantasia del bambino, una linea melodica interessante e non banale, stimolano l'espressività e una vocalità appropriata. 

La varietà arricchisce il patrimonio musicale del bambino che, attraverso l'imitazione, si appropria di linguaggi musicali differenti. In tal modo, la rete di riferimento che egli forma grazie all'interiorizzazione degli stimoli musicali genera il terreno di base per ogni futura forma di apprendimento. Si tenga sempre presente che non è però solo la quantità di stimoli musicali ad essere importante nello sviluppo della musicalità, ma anche la qualità dei brani che il bambino ascolta e le modalità con cui li ascolta. 

Nel vissuto quotidiano siamo sommersi da una gran quantità di musica, proveniente da diversi mezzi di comunicazione, che non sempre rappresenta uno stimolo di qualità elevata. Lavorare con brani musicali che solitamente non fanno parte del repertorio "commerciale" aumenta il vocabolario musicale del bambino, la sua sensibilità, la sua conoscenza e la sua musicalità. 

Il materiale individuato può essere così distinto: 

  • Canti didattici: canti solitamente molto semplici e brevi che presentano una caratteristica ritmica o melodica evidente. Vengono insegnati con il preciso scopo di percepire e riconoscere un elemento musicale (ritmico, metrico o melodico).
  • Canti di repertorio: canti più complessi e articolati adatti a fornire varietà ritmica e melodica al repertorio del bambino, condizione indispensabile per il suo arricchimento musicale; possono mostrarsi didatticamente utili per affrontare, in seguito, attività specifiche basate sulla discriminazione degli elementi musicali.
  • Ascolto di musica di vario genere: è indispensabile che il patrimonio di conoscenza musicale del bambino venga arricchito da questo tipo di esperienza.


PROGETTARE UNA LEZIONE. ALCUNI SUGGERIMENTI 

L'organizzazione della lezione deve tenere conto dei tempi di attenzione e di apprendimento dei bambini. Con i bambini della prima infanzia, i giochi o le attività di tipo ludico devono durare pochi minuti se si tratta di attività dove è richiesta molta concentrazione (come l'ascolto, la lettura...), un po' di più quando si affrontano giochi strutturati. La lezione ideale con i bambini di 3 anni ha una durata di circa 30 minuti, con i gruppi di quattro o cinque anni si arriva ai 45-50 minuti. L'insegnante deve comunque prestare molta attenzione al gruppo ed essere in grado di cogliere gli atteggiamenti di stanchezza per cambiare all'occorrenza il tipo di attività. 

La lezione si può articolare in tre momenti sempre chiaramente riconoscibili: l'inizio, la parte centrale, il saluto finale. Ritualizzare il momento d'inizio e di fine di ciascuna lezione sempre con la medesima proposta dà sicurezza al gruppo e aiuta a creare un clima sereno e disteso. Si consiglia di svolgere la lezione seduti per terra anziché seduti sulle sedie, utilizzando, se necessario, dei tappetini. 

La disposizione migliore è il cerchio che crea una situazione relazionale privilegiata perché consente a ciascun bambino di vedere gli altri, di essere accanto a qualcuno e di mantenere un contatto visivo costante con l'insegnante. È importante però sperimentare altre strutture nelle fasi di gioco e utilizzare il semicerchio nelle attività in cui è richiesta la presenza di un direttore. Nella parte centrale della lezione si propongono i giochi o le attività ludiche previste. 

È bene però avere un approccio flessibile alla programmazione, soprattutto con i bambini più piccoli. Risultano efficaci tutte quelle attività che si possono collegare ad una situazione contingente: ad esempio la sonorizzazione della pioggia o del temporale in una giornata piovosa, affidare il ruolo del direttore d'orchestra a un bambino nel giorno del suo compleanno, il gioco della farfallina o degli uccellini in una bella giornata di primavera. Inoltre, occorre saper adeguare l'attività programmata alla risposta dei bambini e cogliere i loro stimoli. 

È importante gratificarli e valorizzarli, affidando a ciascuno, quando è possibile, un compito individuale all'interno delle attività di gruppo. Ciò deve avvenire senza forzature, evitando di insistere qualora un bambino non si sentisse pronto a svolgere la consegna. 

IL PROGETTO DIDATTICO
Cosa, come e dove insegnare. Il gruppo sarà maggiormente motivato e coinvolto se si saprà suscitare aspettativa e curiosità riguardo ai nuovi giochi. Gli ultimi minuti della lezione saranno dedicati al saluto finale, che può realizzarsi attraverso un canto, una filastrocca, un piccolo gioco. 

Il repertorio va organizzato e suddiviso secondo il numero di lezioni a disposizione e secondo obiettivi specifici che devono essere stabiliti lezione per lezione. I bambini devono interiorizzare il repertorio o parte di esso prima di procedere all'analisi e quindi al riconoscimento degli elementi musicali. La ripetizione è condizione indispensabile per l'interiorizzazione e deve avvenire in modo stimolante e con modalità diverse ad esempio abbinando a ciascun canto, giochi e attività che favoriscono la ripetizione in maniera divertente e utile per l'apprendimento. 

Possiamo avere diversi tipi di lezione: 


  • lezione preparatoria. È una lezione in cui si alimenta la musicalità del bambino e si propone il materiale utile per l'alfabetizzazione. Si lavora sul repertorio attraverso rielaborazioni vocali, attività di movimento e giochi al fine di interiorizzare il materiale che verrà riproposto ed elaborato nelle lezioni seguenti. In questa fase l'apprendimento avviene con modalità imitative.
  • lezione d'apprendimento. Si lavora più approfonditamente su un canto o un ascolto conosciuto con lo scopo specifico di discriminare un elemento ritmico, melodico, metrico ecc. Ciò avviene intuitivamente e, in seguito, con l'ausilio della lettura e della scrittura. lezione volta alla preparazione di un prodotto finale. Nell'arco di una stessa lezione, a partire da uno stimolo musicale come ad esempio un canto o un ascolto, si pianificano una serie di attività che attraverso processi di rielaborazione, analisi e riconoscimento di elementi musicali conducano alla realizzazione di un prodotto completo finale: un'elaborazione vocale o strumentale dei canti, una danza, una coreografia, una drammatizzazione e altro.


Anche al termine di un canto o di un ascolto è fondamentale mantenere l'attenzione e la concentrazione ancora per qualche secondo: assaporare ancora un po' nell'aria quella vibrazione e quella piacevole tensione che il canto e la musica fanno percepire. L'insegnante può palesare questa sensazione ai bambini: «I suoni restano sospesi nell'aria e devono aver il tempo di toccare terra prima che chiunque di noi interrompa questa magia. Contiamo quindi fino a 5 nella mente prima di dire qualsiasi cosa». 

I bambini apprendono per imitazione. Pertanto è bene che l'insegnante sia da subito consapevole che sarà imitato dai bambini. Sarà imitato, soprattutto dai più piccoli, nella voce, nel modo di muoversi, nell'atteggiamento generale. L'insegnante comunica con tutto il suo corpo: con la mimica del volto, con la propria coordinazione, con l'intonazione e l'espressività della voce. 

Trasmette il proprio modo di vivere la musica, la chiarezza del proprio pensiero e la passione per quello che sta facendo. Lo sguardo deve rivolgersi ai bambini, sia per comunicare che per osservare. E' meglio che i movimenti siano piuttosto lenti, la voce chiara ma non forte e, ovviamente, intonata. Infine, la postura deve essere armonica: schiena dritta ma non rigida, gambe leggermente divaricate con il peso ugualmente distribuito, sguardo rivolto ai bambini. 

Anche quando si lavora da seduti sulla sedia è importante assumere la medesima posizione: non appoggiare la schiena allo schienale, tenere le gambe appoggiate a terra e non incrociate, stare con la schiena dritta. È importante che i bambini assimilino questo atteggiamento posturale ed è utile correggerli sempre, se hanno atteggiamenti non funzionali. A tal fine il bambino può sperimentare posture differenti e scoprire autonomamente la soluzione più vantaggiosa per il cantò. 

È anche utile sollecitarli talvolta a rilassare il corpo attraverso esercizi respiratori. Spesso la causa di una scarsa intonazione o di una difficoltà ritmico/motoria è da attribuire a una diffusa rigidità muscolare.


Fonte:

Lezioni di Pianoforte via Skype

By Christian Salerno → martedì 4 ottobre 2016

Da oggi aprono le lezioni di pianoforte online via Skype

Sarà possibile fare lezioni insieme anche abitando ai lati opposti del mondo. Sarà sufficiente avere un computer, una connessione Internet, Skype, una webcam e tanto entusiasmo!


Come funzionano le tue lezioni online, Christian?

Sono organizzate in questo modo:

  • Lezioni dalla durata di 60 minuti ciascuna
  • 4 Lezioni al mese
  • Download di materiale didattico esclusivo
  • Affiancamento di un Tutor (Novità!)

Chi è il Tutor?
Il tutor è la figura che ti accompagnerà, assieme a me, in questo tuo viaggio. Siccome le lezioni sono a cadenza settimanale, il tuo tutor ti sarà vicino nel tempo che intercorre fra una lezione e l'altra. Avrai un contatto diretto con lui via e-mail, in modo da poter allegare foto o video di passaggi, diteggiature o nozioni teoriche poco chiare. Potrai toglierti qualsiasi dubbio relativo al percorso di studio.

Se voglio rivedere le lezioni? 
Se hai bisogno di rivedere le lezioni avrai anche la possibilità di ricevere ogni mese il DVD delle 4 lezioni svolte in modo tale da collezionare il tuo percorso di studi e vedere a distanza di tempo i tuoi progressi.

Quanto costano le lezioni? 
L'abbonamento è mensile e costa €80 compresa la prima lezione gratuita di prova.

Se volessi cominciare?
Allora non perdiamo tempo e manda un'email a: edoardo.brugnoli@yahoo.it , oppure chiama al numero 3497254672, ti risponderà il mio amico Edoardo.

E' possibile fare il musicista pur avendo famiglia? 4 Chiacchiere con Massimo Sorgente

By Christian Salerno → domenica 25 settembre 2016


Oggi voglio dedicare questo spazio ad un mio carissimo lettore che si dà animo e corpo per fare emergere la sua musica. Ho pensato che niente c'era di meglio che un'intervista per conoscerlo meglio. Si parte!

Christian: Da quando hai questa passione per la musica? 

Massimo: Tutto è iniziato quando ero poco più che adolescente: non ricordo come, avrò avuto circa quattordici anni quando la mia strada incrociò quella di un'altra persona, una persona che in qualche modo, ha rivestito grande importanza nella mia vita. Il mio amico Franco, verso il quale tutt’ora conservo un profondo senso di ammirazione. L’esserci incontrati fu determinante, sia perché grazie a lui cominciai ad amare la chitarra, sia perché in lui riuscivo ad intravedere quella determinazione e quella sicurezza che desideravo raggiungere nella mia vita di adolescente.

Franco appariva brillante e risoluto, a differenza di me che spesso ero combattuto dalla mia stessa timidezza, come se non bastasse poi, sapeva suonare in modo splendido la chitarra. Fu proprio lui che un giorno intravide nella mia voce disarticolata la possibilità di poter un giorno cantare.
Per lungo tempo ho vissuto alla sua ombra. Nella prima traccia dell'album "Come ero come sono", dal titolo "La mia storia" ho parlato di questa esperienza e di come mi sia poi liberato da questa dipendenza, pur rimanendo l'amicizia.

C: Perché hai scelto di fare il cantautore?

M: Una sera mi ritrovai con Franco ed altri amici sul lungomare di Salerno e iniziammo ad intonare alcune canzoni con la chitarra accompagnati dalla cadenza delle onde. Franco, come al solito, suonava con grande trasporto e coinvolgeva tutti noi che l’accompagnavamo con il canto. Fu per gioco che un altro amico insistette affinché io prendessi la chitarra e facessi sentire qualcosa.

Immaginate la mia paura in quel momento, soprattutto al pensiero di dover strimpellare davanti a Franco, che per me era un mito. Dopo grande insistenza abbozzai “Tanta voglia di lei” dei Pooh e tirai dritto fino alla fine della canzone. Si creò un’atmosfera magica e ricordo che gli amici, con mio stupore, si complimentarono e mi esortarono a continuare su quella strada. Fu cosi che infransi il ghiaccio ed uscii fuori da quel guscio. Ricordo di aver messo tutto me stesso in quella canzone!

Quella fu la mia prima esperienza profonda con l’arte: ero molto giovane e, sebbene fossi un ragazzino, compresi la potenza di quella particolare forma di comunicazione, nota a tutti con il nome di musica. Da quel momento in poi, non mi accontentai più di cantare canzoni di altri artisti, ma decisi che nelle canzoni avrei espresso i miei sentimenti più profondi e il mio modo di essere. Oggi, con il senno di poi, se devo qualcosa a Franco, oltre all’amicizia che è comunque rimasta, è quella di avermi introdotto nel meraviglioso mondo della musica.

C: Dove trovi l'ispirazione per i tuoi testi?

M: In genere l'ispirazione arriva nelle circostanze più normali della vita familiare e sociale. Ad esempio la canzone "Maronna mia aiutame", traccia n.9 dell'album "Come ero come sono", è nata casualmente una sera a casa mia. Dopo cena, la cucina era talmente piena di piatti e stoviglie da lavare, che nel vedere questa situazione mi venne spontaneo esclamare:"Maronna mia aiutame". Il brano "Munn è stat e munn è", traccia n.10 dell'album, invece, è nato a seguito della protesta condotta qualche anno fa dal comitato dell’Agro Caleno, contro il progetto di installazione della centrale a biomasse nel Comune di Calvi Risorta.

Rimasi sorpreso positivamente dall' enorme tenacia di queste persone, che spinte solo dall’amore verso la propria terra di origine, costituirono un comitato di opposizione al progetto di realizzazione della centrale. Mi risulta che ad oggi, l'opposizione sia ancora efficace. Naturalmente, sai meglio di me, che occorre poi lavorare tanto sull'ispirazione iniziale, per cercare di rendere anche musicali i testi.

C: E' possibile secondo te fare il musicista pur avendo una famiglia... numerosa?

Bella domanda! Eh si, lo faccio da sempre. Certo con diversi limiti, ma la mia famiglia non è un ostacolo in questo progetto. Anzi il più delle volte mi accompagna nelle serate dal vivo. Ho cercato di coinvolgere anche i miei familiari, proponendo loro di partecipare ai cori, cosa che hanno fatto anche nel disco, in alcuni brani.

C: Dove possiamo ascoltare/trovare i brani del tuo album? 

M: Sul mio sito  dove è possibile anche acquistarli tramite Itunes  o Amazon music o su Youtube:



C: prossimi progetti per il futuro? 

M: Ho intenzione di iniziare a lavorare per un nuovo album, ma con molta calma. Ma soprattutto intensificare sul web la promozione dell'album "Come ero come sono", ancora sconosciuto a molti. A questo proposito rivolgo un ringraziamento e una menzione particolare ad Angelo Carpentieri, bravissimo musicista compositore e arrangiatore di Salerno, che ha curato nei minimi particolari gli arrangiamenti dell'album. 

C: Un'ultima domanda: hai trovato utile il manuale "Come scrivere canzoni di successo?" Ho trovato il manuale molto utile, denso di indicazioni preziose. Un materiale ancora da studiare e da approfondire. Lo studio approfondito è di fondamentale importanza per realizzare canzoni che abbiano anche un impatto positivo verso il pubblico. Grazie Christian per l'energia positiva che trasmetti e per la serietà nel tuo lavoro. Un caro saluto a tutti i visitatori del tuo blog. Max Sorgente.


L'atteggiamento mentale fa la differenza

By Christian Salerno → lunedì 19 settembre 2016

Nella vita è proprio l'atteggiamento che fa la differenza. Un atteggiamento positivo fa sì che tu sia di buon umore, che gli altri vengano contagiati dal tuo ottimismo e che i problemi diventino sempre risolvibili. Viceversa, un atteggiamento negativo ti predispone al "no" e al vittimismo

Anche quando affronti un nuovo spartito, quando vai a lezione, quando sei a casa che studi o in qualsiasi altra situazione, è proprio il tuo atteggiamento che fa la differenza fra una splendida esperienza e un'esperienza negativa.



Scegliamo noi come vivere le situazioni, non sono le situazioni che impongono a noi come viverle. Guarda questo video, ti potrà essere d'aiuto:


Spero che questo breve video ti possa essere stato d'aiuto in qualche modo. Fammi sapere cosa ne pensi lasciando un commento qui sotto. Grazie mille.

Alla prossima!