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Iniziare ad Improvvisare: "Il Piano B" di Teo Ciavarella

By Christian Salerno → venerdì 12 dicembre 2014

Oggi presentiamo “Il Piano B” di Teo Ciavarella, pubblicato il 2014 da Pendragon. L’autore, Teo Ciavarella, è un noto pianista, compositore e insegnante di Pianoforte Jazz presso il Conservatorio G.Frescobaldi di Ferrara. 

Il libro è una manuale di circa 80 pagine che ha la funzione di prendere l’aspirante pianista e condurlo verso un percorso fatto di improvvisazione. Improvvisare significa creare una composizione sul momento. Noi ci immaginiamo il compositore come colui che prende foglio pentagrammato e matita e che compone al pianoforte, suonando e scrivendo. 

L’improvvisatore è colui che non usa carta pentagrammata e matita ma crea ed esegue direttamente, senza mai fermarsi. L’improvvisatore, sfruttando il suo bagaglio di conoscenze, può improvvisare per ore ed ore. “Il Piano B” è quel piano di riserva che fa sempre comodo avere in ogni situazione. 

Ti sarà capitato forse di trovarti a suonare in luoghi e momenti che non avresti mai pensato e di non avere un repertorio pronto per l’occasione. Con te non hai dietro gli spartiti e la memoria non è la tua migliore amica. Come ce la caviamo? Ci vuole un Piano B!



Questo libro è in grado di offrirti l’ABC dell’improvvisazione e l’autore lo fa in modo simpatico con tanti paragoni e citazioni simpatiche che rendono la lettura piacevole e scorrevole. 

“Un amico, recatosi a casa di Rossini trovò sul leggio del suo pianoforte la partitura del Tannhauser di Wagner capovolta. Rossini spiegò di aver provato a suonarla normalmente senza riuscirci; dopo averla girata, invece, l’esecuzione era decisamente migliorata”

Aneddoti del genere accompagnano l’apertura di ogni capitolo che lo rendono interessante e mai pesante. Se dovessi paragonare questo libro ad una composizione musicale lo definirei personalmente in questo modo: “ci sono le note che dovevano esserci, né di più appesantendola, né di meno rendendola superficiale”. 

Tutti gli argomenti vengono toccati senza tralasciare nulla, e se sei una persone che ama le cose pratiche senza troppi giri di parole allora potrai trovare tutto quello di cui hai bisogno in questo testo: le settime, gli intervalli, le scale, il blues, accordi e rivolti. Le scale, pentatoniche ed esatonali vengono presentate in maniera molto suggestiva. Prima di arrivare alla scala “di Debussy”, l’autore cita Keplero che nel suo trattato “Armonia del mondo” del 1619, descrisse le leggi musicali che regolano il moto dei pianeti paragonandoli alle quattro tipologie di voci presenti in un coro. “I movimenti celesti non sono nient’altro che un canto ininterrotto per molte voci percepito non dall’orecchio, ma dalla mente, una melodia figurata che traccia i punti di riferimento nell’incommensurabile fluire del tempo”. (G.Keplero) Ecco il piano completo dell’opera:


• La partitura e la musica
• Una questione di primo piano
• Le magnifiche 7
• Il colore degli intervalli
• Fare le scale per rimanere sempre in forma
• Visitare il mondo e viaggiare nel tempo senza pagare le spese di viaggio
• Le pentatoniche, scale mobili della musica
• Una nota in più… ed ecco il Blues!
• Tanto “modi” per intendersi
• Il canto dei pianeti e un brivido al cinema con Debussy
• Non tocchiamo questo tasti, oppure sì…
• Trovare un accordo per andare d’accordo…
• Una musicista pacificamente “rivoltoso”
• La mente improvvisa improvvisamente
• Il tuo nome tra le note
• L’inizio è la metà del tutto, e la fine?


Di tutto il lavoro, ho apprezzato moltissimo come l’autore ha reso il tutto estremamente contemporaneo e popolare. Ogni spiegazione è adottata con un linguaggio semplice adatto anche ai “non addetti ai lavori”, ma soprattutto sono adornate da molti riferimenti a brani famosissimi che renderanno il tutto ancora più chiaro

È in preparazione una sezione di video allegata al libro per chi lo ha acquistato. Ordinalo qui

• Autore: Teo Ciavarella 
• Copertina flessibile: 80 pagine 
• Editore: Pendragon (8 ottobre 2014) 
• Collana: Varia 
• Lingua: Italiano 
• ISBN-10: 8865985488 
• ISBN-13: 978-8865985489


Resoconto della serata SHADOWS

By Christian Salerno → mercoledì 26 novembre 2014

Siamo alla sera del 22 Novembre. Non mi sembra vero che tutto questo stia per accadere, come non mi sembra vero che fra poco andrò sul palco e improvviserò totalmente senza uno straccio di scaletta. 

Io sono dietro le quinte da più di mezz'ora, e l'attesa inizia a farsi snervante. Con me c'è anche Delia, la cantante, che poco dopo va in sala lasciandomi solo nel mio stanzino a meditare. 

Ogni musicista ha i suoi riti scaramantici prima di un concerto, i miei sono quelli di ripetere ad alta voce frasi positive. Non sembra, ma l'atteggiamento mentale col quale vai sul palco, può fare la differenza fra un buon concerto e un concerto spettacolare. Perciò continuo a ripetermi frasi come:

  • Questa sera darò il massimo di me stesso;
  • questa sera sarò in stretto contatto con le mie emozioni;
  • questa sera mi emozionerò;
  • questa sera farò emozionare il pubblico.
E mentre ripeto tutte queste frasi, continuo a camminare in tondo per la stanza. Il mormorio del pubblico si fa sempre più grande...

"Bene!" - penso.

Vorrà dire che sta arrivando molta gente!

Improvvisamente il mormorio si spegne, sento Paolo, il presentatore, che annuncia la serata. Non ci sono molte presentazioni, ma nel giro di 30 secondi sento: "Signore e signori... Christian Salerno."

Salgo sul palco, le luci si abbassano, io prendo contatto col pianoforte. Tocco diverse volte i tasti bianchi, poi quelli neri, infine tocco il legno scivolandoci sopra. Cerco di prendere e trasmettere energia al "mio" pianoforte, dato che dovremo passare la prossima oretta insieme.

Durante le prove non avevo deciso nemmeno in che tonalità partire. Poggio le mani...SOL MAGGIORE. Bene, è una tonalità che conosco molto bene e potrò farci sopra molte cose carine. Chiudo gli occhi e suono.

La mi sfida per tutta la serata era quella di non creare le classiche successioni armoniche che avrebbero fatto presa facilmente sul pubblico, ma di suonare cercando di esplorare il pianoforte. E' una sfida davvero difficile perché da una parte hai un pubblico pagante che si aspetta delle determinate armonie, seppur inconsciamente, e dall'altra ci sei tu e il tuo pianoforte che non dovete rendere conto a nessuno se non che alle proprie emozioni.

La luci iniziano a calare lentamente, capisco che fra qualche minuto ci sarà il buio, quello totale. A casa e ovunque mi capitasse ho provato a suonare al buio, ma il buio di una sala da concerto è ancora più assoluto. 

Presto mi ritrovo a non vedere le mie mani, così chiudo gli occhi. Non posso vedere, ma posso ascoltare. Ascoltare quello che il mio istinto mi consiglia di fare.

In lontananza si ode il suono del vento. In sala sento l'atmosfera incantata. Sembra quasi di stare all'aperto, col vento che ti soffia addosso e che ti screpola le labbra. Poco dopo entra la pioggia...




Anche la pioggia sembra cadere in sala e nella penombra inizio a toccare le corde da dentro e l'atmosfera si fa sempre più misteriosa.

Quello che provo in quel momento è qualcosa di estremamente esaltante. Potrei suonare per ore immerso in un'atmosfera del genere.

Nel giro di qualche minuto la pioggia si trasforma in lampi e tuoni, raggiungendo il momento culminante del concerto:




 L'atmosfera poi si rilassa. Le luci acquisiscono forza e il tutto diventa più calmo. Poche note, dolci, ma messe al punto giusto. Proprio quelle poche note che sono in grado di smuovermi qualcosa dentro.

Anche in questo spezzone potrei andare avanti all'infinito. Sento che non c'è nient'altro che io possa desiderare: pianoforte e atmosfera magica.

Entra poi Delia, l'asso nella manica della serata.



Improvvisiamo tantissimo, ed è proprio per questo che andiamo molto d'accordo. Niente schemi, quello che viene viene!



Il concerto finisce alla grande e per la gioia di tutti vengono richiesti ben 4 BIS. E' stato davvero emozionante uscire dal palco ed essere continuamente richiamati dal pubblico.

Dopo il Terzo Bis ero praticamente convinto che le persone iniziavano ad alzarsi dalla sala, invece rimanevano tutte lì. Io ero già in camerino pronto a cambiarmi, ma sento dalla sala applaudire e sbattere i piedi. Così entro nuovamente, ringrazio e suono un brano che sta a me molto caro: "Nuovo cinema paradiso" di Morricone.

Al termine la serata si conclude per davvero. Scattiamo un po' di foto assieme col pubblico...



Rivedo persone che non vedevo da molto tempo. Antonio, il mio amico d'infanzia che non vedevo da oltre 15 anni, e che scopro che si è buttato anche lui nel mondo della musica. Conosco molte di quelle persone che mi scrivevano via Internet, e incontro amici che sono arrivati anche da Modena per il concerto (Grazie Daniele Leoni!). Proprio per questo motivo voglio ringraziare chi è venuto perché ha contribuito a rendere la serata unica.

E voglio ringraziare pubblicamente i miei collaboratori che mi sono stati sempre affianco in quest'avventura non semplice.

Andrea. Grande clarinettista e grande amico che per l'occasione si è trasformato in tecnico audio e luci, e penso che meglio di così non avrebbe potuto fare. Ha fatto miracoli sia nelle prove che durante la serata.

Delia. Ci siamo conosciuti in Conservatorio a Como e da subito era nata una bell'intesa. Quando l'ho ascoltata la prima volta ho pensato: "Non ho mai sentito voce più bella... DEVE collaborare con me" :) . Tra l'altro la sera prima del concerto le è accaduto un avvenimento non molto piacevole, e il solo fatto di essere venuta mi fa provare ancora una stima più grande nei suoi confronti.

Gloria. Ci siamo conosciuti diversi anni fa, in una serata dove ho suonato e da lì siamo rimasti in contatto. Quando ho bisogno di foto e servizi fotografici professionali, non posso che rivolgermi a lei. Qui trovi la sua pagina, dagli un'occhiata! ;)

Paolo. Infine, non per ultimo, ringrazio Paolo Milani, presidente della Pro Loco di Cardano al Campo, che ha sempre aperto le porte alle mie iniziative e crede molto in chi ha voglia di fare. Grazie davvero di cuore.

E grazie a te per aver letto tutto fino a qui. Se ci sei stato al concerto avrai rivissuto un po' i momenti della serata, se non ci sei stato allora ti sarai fatto un po' un'idea di com'è stata. Beh tranquillo, ce ne saranno di altri :) . Intanto ti invito ad iscriverti alla Newsletter per rimanere sempre aggiornato.

Un abbraccio,


Shadows, un Concerto Particolare...

By Christian Salerno → venerdì 7 novembre 2014


Eh sì, il 22 Novembre... tutti pronti! :)

E' da prima dell'estate che stavo pensando di organizzare questo concerto. Ho fatto passare i vari esami ed ora che sono leggermente più libero sono riuscito a dare vita a questo progetto.

Di che concerto si tratta??



Lo sai che adoro le cose particolari e "strane", vero?? Perciò scordati il solito concerto per pianoforte "normale". Sto progettando tutto per far sì che questa sia una serata da non dimenticare (nel senso positivo, si spera :) ).

Ho preso ispirazione dai vari musicisti che seguo e ammiro molto. L'intento non è di certo quello di emularli, ma di creare qualcosa di mio attraverso le loro idee. Ognuno di loro mi ha dato qualcosa, un piccolo pezzo di Puzzle che composto darà vita al mio concerto.

Luci, suoni, sensazioni, odori, effetti ... questa è solo l'anticipazione di quello che ci sarà all'interno della serata. Ah, non sentirai solo il suono del pianoforte... :)

Il tutto durerà circa 1 ora e mezza. Preferisco che le persone se ne vadano con ancora un leggero languorino piuttosto che con lo stomaco troppo pieno.

L'evento si terrà alle ore 21.00 a Cardano al Campo (Va), nella "Sala Pertini" situata in Via Verdi 2

Cliccando Qui si possono iniziare a ordinare i biglietti :)

Grazie di cuore a tutti per il sostegno.



Quanto fa bene la competizione nel Pianoforte

By Christian Salerno → lunedì 20 ottobre 2014


  • Quanto può fare bene la competizione in musica?
  • Quanto stimola i ragazzi?
  • Che vantaggi ha?


Faccio la premessa che secondo me la competizione pulita, la sana competizione può essere uno strumento importantissimo per la nostra motivazione.

Competere non significa lottare o farsi la guerra. Competere significa mettere a confronto le proprie abilità con quelle di un'altro. Gli imprenditori e i negozianti competono sempre. Cercano di attirare più clienti rispetto al competitors dell'altra traversa. Colui che mostrerà maggiori abilità e offrirà un servizio migliore, avrà un maggior numero di clienti.

Siamo sempre in competizione. Siamo impiantati in una società piramidale che ci spinge a puntare sempre verso il vertice più alto delle piramide, competendo ogni giorno contro tutti. 

Competiamo sin da piccoli a scuola, cercando di andare meglio del compagno di banco o del fratellino. Competiamo negli sport amatoriali perché dobbiamo vincere. 

Ma è proprio vincere lo scopo della competizione? 

Sembrerà una fase fatta ma la risposta è: NO. Ma l'importante non è partecipare, l'importante è andare a dormire la sera stessa in modo sereno, sapendo di aver dato il massimo. Che siamo arrivati poi secondi, terzi o ultimi poco importa. C'è sempre chi sarà più bravo di noi, ma puoi starne certo che per avere quell'abilità non sarà bravo quanto te in mille altre cose.

Hai mai visto i piccoli geni? In qualsiasi attività: che sia suonare il pianoforte o giocare a scacchi per esempio. 

Anni fa partecipavo a tornei di scacchi. Sono una mia grande passione e credo che ero abbastanza portato, forse se avessi continuato, a quest'ora sarei andato molto avanti, ma la mia vocazione principale è stata per questo strumento da 88 tasti.

Un giorno in un torneo semilampo (tornei veloci che si svolgono nell'arco di un'unica giornata), vinsi in poche mosse contro un concorrente e mi ritrovai a dover aspettare la fine del turno da parte di tutti gli altri concorrenti. Poco dopo finì di giocare anche un ragazzino che all'ora aveva circa 12 anni. Si chiamava Alessio V********. Oggi è un vero e proprio genio. Già all'ora il suo nome incuteva timore anche ai più grandi. 

Così, per passare il tempo decisi di sfidarlo in un'amichevole. Lui mi guardò, e con aria indifferente si sedette alla mia scacchiera. Inutile dire che dopo poche mosse ero K.O. Era ovviamente ad un'altro livello. Finita l'amichevole, si alzò e se ne andò. 

Non spiaccicò mezza parola, e il suo sguardo pareva costantemente assente. Tornai a casa sconvolto. Com'è possibile che quel ragazzino mi aveva battuto in così poche mosse? Io che poi sono un tipo estremamente competitivo mi stavo quasi per sentire male.

A distanza di anni ci ripensavo ancora a quell'episodio. Poi mi sono dato questa spiegazione. Ok, 12 anni, è un campione degli scacchi. Ma il suo sguardo? La sua vitalità? La sua energia? Il suo sorriso? Probabilmente per arrivare dov'era arrivato aveva messo da parte molte cose, tra cui il godersi la vita.

Ecco che cosa avevo in più di lui. Mi ero goduto di più la vita, e questo mi bastava per essere sereno. 

Tutt'oggi la competizione fa parte della mia vita. Non partecipo più a concorsi di scacchi ma partecipo a molti concorsi musicali e pianistici. 

Alcune volte va bene, altre volte meno. Non si può essere sempre al 100%, ci sono così tanti fattori in gioco in un concorso:

  • lo stato del pianoforte
  • lo stato emotivo
  • la giuria
  • la location
  • l'acustica
  • la capacità di adattamento
  • il grado di concentrazione


Diversi mesi fa partecipai ad un concorso della mia zona (Gallarate). Non andò molto bene. Al di là del risultato, uscii praticamente a pezzi e arrabbiato con me stesso. In quei momenti ti viene da mettere in dubbio tutte le cose belle passate, compresi i successi. 

Ricordo che chiamai diversi amici in cerca di conforto, dormii fuori la notte perché non volevo rientrare in casa, ma poi non riuscendo a dormire tornai a casa alle 4 del mattino, presi la mia tastiera digitale, la montai e mi misi a suonare in cuffia, cercando di ripercorrere i brani del concorso e capire che cosa non era andato bene.

Ecco, questa è la pazzia post-concorso :D . Quella botta mi è servita. Mi misi con maggior impegno, preparandomi al concorso successivo, con un programma totalmente differente.

Al concorso successivo, Cassano Magnago, andò molto meglio. Riuscii a mantenere la concentrazione per tutta la durata della prova (25 minuti) e uscii dalla sala soddisfatto. Non mi interessava arrivare primo assoluto o primo. Sapevo che il programma che avevo portato l'avevo eseguito come avrei voluto eseguirlo, ero "a posto" con me stesso. La votazione e il posizionamento ora erano superflui.

Non è importante raggiungere un determinato premio o risultato, è importante dare il meglio di sé stessi.

La competizione può giovare perché stimola i tuoi desideri, ma può essere nociva se intacca la fiducia che hai nel tuo successo. In una competizione, trova sempre il modo di divertirti: guarda i vantaggi che comporta, anche se non tornerai a casa con un premio. Se ti senti bene, allora avrai comunque vinto il premio più grande di tutti: armonia, chiarezza, vitalità, allineamento. Con questa disposizione d'animo porterai a casa molti premi. ;) 

Spero che anche tu possa fare tesoro di queste mie esperienze, e se hai qualcosa di tuo da raccontare, allora fallo pure lasciando un commento qui sotto, sarò lieto di leggerlo.





Improvvisiamo, Le Basi (Parte 2)

By Christian Salerno → sabato 4 ottobre 2014

Nell'articolo precedente, abbiamo imparato le basi che ci permettono di improvvisare a mani unite, riuscendo a non stonare. Abbiamo visto che è molto semplice. Basta che la mano destra si limiti a suonare una o più note dell'accordo che suona la mano sinistra.

Se la sinistra esegue l'accordo di Fa maggiore, formato dalle note Fa-La-Do, la mano destra potrà di certo suonare il Fa, o il La o il Do, o perché no consecutivamente o simultaneamente a due a due.

Andiamo avanti con la seconda parte.


Ok, Abbiamo visto come rendere l'accompagnamento un po' più interessante. Suonare l'accordo "secco" non è la migliore delle soluzioni a mio avviso, ma ce ne sono oltre molto più carine. Una di queste è il basso Albertino.

PASSO 1

Per creare il basso Albertino c'è bisogno di prendere un accordo e arpeggiarlo. Arpeggiare un accordo significa eseguire le note dell'accordo in successione (anziché simultaneamente). L'arpeggio può essere fatto in molti modi, ma quello che caratterizza il Basso Albertino impone di alternare la tonica con la quinta, con la terza e poi di nuovo la quinta.

In pratica se siamo sull'accordo di Do maggiore (Do-Mi-Sol) le note da eseguire sono:

Do - Sol - Mi - Sol

Utilizzando questo tipo di accompagnamento su ogni successione di accordi presi in esempio nel video, otteniamo:

Fa - Do - La - Do; Sib - Fa - Re - Fa; Do - Sol - Mi - Sol;

Con la mano destra ovviamente puoi continuare a prendere qualsiasi nota dell'accordo. Ovviamente puoi divertirti ad eseguire la successione dei gradi I-IV-V su qualsiasi tonalità. Se per esempio scegli di utilizzare la tonalità di Sol maggiore, gli accordi cambiano e abbiamo un accordo di Sol maggiore sul primo grado (Sol-Si-Re). Un accordo di Do maggiore sul quarto grado (Do-Mi-Sol). Un accordo di Re maggiore sul quinto grado (Re-Fa#-La). Ottenendo così:

Sol - Re - Si - Re; Do - Sol - Mi - Sol; Re - La - Fa# - La;



PASSO 2

Una volta preso confidenza col basso Albertino possiamo provare un altro accompagnamento. Questo che andremo a vedere ti consiglio di suonarlo col pedale di risonanza. In questo articolo puoi capire come funziona.

Questo tipo di accompagnamento viene adottato omettendo la terza dell'accordo. Attenzione che per "terza" non si intende la terza nota dell'accordo (per esempio in Do-Mi-Sol) ma bensì la terza nota sulla scala di Do maggiore a partire dal Do (Do-Mi-Sol).

Quindi, togliendo la terza (chiamata mediante, modale o caratteristica) ci rimane il Do e il Sol. Basta aggiungere il Do un'ottava sopra e abbiamo la successione di note: do - sol - Do (dove il "Do" scritto in maiuscolo sta a significare il Do all'ottava superiore),

Trasportando tutto nella nostra tonalità di esempio, Fa maggiore, abbiamo i seguenti arpeggi per i gradi I-IV-V.

fa - Do - Fa - Do; sib - fa - Sib - fa; do - sol - Do - sol;


Tornato dal Workshop. Pronti per Capodanno?

By Christian Salerno → giovedì 11 settembre 2014
Tornato solo qualche giorno fa dal Workshop del 5-6-7 Settembre 2014 organizzato da Pianosolo col maestro R.Vinciguerra.

Nonostante io possa sembrare di parte - perché faccio parte dell'organizzazione - dico che come sempre è stata un'esperienza unica.

Al di là di quello che si impara - del lavoro che si fa in quei giorni - stare a stretto contatto per 3 giorni di fila con dei musicisti che condividono con te la stessa passione, è una delle esperienze più belle che ci sia.

Niente cellulari, niente cose da fare, niente routine, niente stress. Solo musica, pianoforte e tante conoscenze nuove. Proprio come ha tenuto a sottolineare Remo Vinciguerra, è davvero un'occasione unica al giorno d'oggi trovare queste realtà dove si può stare assieme, estraniati dal mondo, dedicandosi alla musica per l'intera giornata... e anche al cibo, come vedete! Eheh

Si sono trovati tutti molto bene e hanno detto tutti delle cose meravigliose che mi hanno riempito il cuore di gioia. Per me, essere riuscito a mettere in piedi un evento (insieme agli altri due soci), nel quale la gente ritorna a casa più arricchita sia dal punto di vista culturale che dal punto di vista umano, è senz'altro un grande successo.


Si è creato un gruppo forte e genuino dove ognuno è un tassello fondamentale di questo puzzle. Togline uno, e crollerà tutto. Infatti noi tutti abbiamo sentito la mancanza di quelle persone che non sono potute venire a questo secondo incontro.

Sono stati giorni incredibili davvero e se si potesse tornerei indietro nel tempo. 

Il viaggio di ritorno è stato particolare, come tutti i miei viaggi ormai. Tanto per cambiare avevo sbagliato a prenotare il treno. Sta volta però ho fatto progressi, non ho più sbagliato di un mese (come l'ultima volta), ma di un solo giorno. Infatti all'arrivo del controllore mi becco una bella multina che non fa mai male.

Per far passare un po' il lungo viaggio, chiacchiero un po' col signore che aveva il posto accanto al mio. Lui scoprì subito che ero un pianista dalle mani (si nota così tanto?). Lui invece lavora per le ferrovie dello stato, sta dirigendo i lavori per una nuova linea ad alta velocità, se non ho capito male all'altezza di Bologna.

Mi mostra tutti i progetti (che lavoro che c'è dietro!!) e poi mi dice: "Comunque io conosco quel pianista...quello coi capelli un po'..." e io:" Bollani??" lui: "No, non quello..." 

Oh no.... oh no... :"Allevi?" - "Sì, lui!!" Poi aggiunge: "mia figlia fa da Baby sitter a sua figlia, io lo conosco, sono stato a casa sue diverse volte ed è una persona davvero a modo".

Incredibile quanto è piccolo il mondo?! 

Una volta che il signore simpaticissimo scese a Genova, il resto del tragitto lo feci con l'Ipod nelle orecchie ed un'unica canzone a loop. Si tratta di un brano di Baglioni che ho scoperto solo di recente ma è davvero incredibile. Non potevo non farci su una cover:


Tornato poi a casa inizio a riflettere su un'idea che ci era nata nel corso del Workshop. Se si facesse un ultimo dell'anno tutti assieme?? Il 30-31-1 tutti pianisti in un bel posto a divertirci, suonare e mangiare? Sarebbe una pacchia eh? Ci vorrebbe un posto come questo, con una piscina interna:



Dobbiamo solo trovare il posto, possibilmente in una grande città facile da raggiungere come Milano o Roma. Tu hai qualche idea da suggerire? Conosci qualche posto? Mi saresti di grande aiuto! :)






Improvvisiamo, Le Basi (Parte 1)

By Christian Salerno → sabato 23 agosto 2014
L'improvvisazione è una delle arti più belle. E' una delle poche attività che ti permette di esprimere tutto te stesso in un dato momento. 

Non hai bisogno di leggere le note da uno spartito, né tanto meno interpretare qualcosa che qualcun altro ha scritto. Per improvvisare è necessario avere delle conoscenze di base e tanta fantasia.

Nell'immaginario collettivo è solo il Jazzista ad improvvisare. Ma si può improvvisare in modo classico (estremamente complicato), in modo barocco (ancora di più), in modo pop, blues, latino americano ecc.. si può improvvisare in ogni stile, e ovviamente nessuno vieta di fondere i diversi stili. 

Bene Christian, voglio improvvisare, da dove parto? 


Beh, ti consiglierei di partire dalle basi della teoria musicale, ovvero dalle scale e dagli accordi. Conoscere le scale ci aiuterà essenzialmente a capire che cosa possiamo suonare con la mano destra, e conoscere l'armonia ci aiuterà a capire che cosa possiamo suonare con la mano sinistra. 

Ovviamente sto cercando di semplificare tutti i concetti al minimo indispensabile senza farti perdere tempo e cercando di non essere troppo superficiale. Le scale le puoi studiare qui, e gli accordi te li spiego qui

PASSO 1

Quando incominci ad improvvisare devi sempre chiederti da dove partire. Che scala vogliamo utilizzare? Do maggiore? Fa maggiore? La minore? Per iniziare ti consiglio di scegliere una scala musicale che abbia al massimo un'alterazione in chiave. In pratica puoi scegliere fra queste:

  • Do maggiore
  • La minore
  • Fa maggiore
  • Re minore
  • Sol maggiore
  • Mi minore
Supponiamo che noi abbiamo scelto la scala di Fa maggiore, allora attraverso i nostri calcoli, ricaviamo che la scala di Fa maggiore è formata dalle note:

Fa-Sol-La-Sib-Do-Re-Mi-Fa

Queste sono essenzialmente le note che può suonare la mano destra. Solitamente si comincia e si termina con una delle note dell'accordo di Fa (Fa-La-Do).

PASSO 2

Ora dobbiamo capire che cosa deve fare la mano sinistra. Alla sinistra - solitamente - spetta il compito di accompagnare. Quindi dobbiamo immaginare la mano destra come un cantante solista e la sinistra come un trio jazz o un'orchestra sinfonica.

Improvvisare totalmente è molto difficile. E' bene perciò sapere le relazioni fra i vari gradi. In pratica, ogni accordo tende ad andare verso un'altro accordo. Più assecondiamo questa tendenza, più la nostra improvvisazione inizierà a prendere vita.

In Fa maggiore, la tendenza principale è questa:

Fa maggiore ----> Sib maggiore ----> Do7 maggiore

Quindi: Fa+La+Do ---> Sib+Re+Fa ----> Do+Mi+Sol+Sib.

Questo è il classico giro I-IV-V. Ovviamente possono esserci altre successioni di accordi, ma questo è senza dubbio la più comune e la più forte. Se provi ad analizzare qualche brano di Mozart in Fa maggiore, troverai sicuramente, in qualche punto del brano la successione di questi 3 accordi appena visti. Se li usava Mozart, un motivo ci sarà, no? ;)

PASSO 3

Ora sai più o meno che note dovrà fare la destra, che accordi dovrà fare la sinistra. Ma come metto insieme le mani? In un primo momento ti consiglio di non pensare a nessuna melodia in particolare ma di subordinare la mano destra alla mano sinistra. Mi spiego meglio. Se la mano sinistra suona l'accordo di Fa maggiore, alla mano destra facciamo suonare una o più note dell'accordo in successione (quindi Fa o La o Do). Se la mano sinistra suona l'accordo di Sib maggiore, alla mano destra facciamo suonare Sib o Re o Fa e così via. Non otteniamo un "canto" con la mano destra, ma una serie di note "a salti". 

Arrivare a questo punto sarebbe già un grande risultato. Fammi sapere se ci sei riuscito. In caso contrario scrivimi le tue difficoltà qui sotto, cercheremo di risolverle insieme! ;)

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