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Il Pianoforte Nuoce Gravemente alla Tecnologia

By Christian Salerno → martedì 25 agosto 2015

Ogni tanto ripenso alla società in cui siamo immersi oggi. Ripenso che la maggior parte delle cose sono fondate sulla banalità e la superficialità.

Diamo una rapida occhiata al mondo dell'informazione. Dieci anni fa c'era un'informazione di un certo livello, c'era un'etica che si rispettava. Il giornalista era colui che doveva fare un gran bel servizio o un gran bell'articolo. Oggi troviamo, nella maggior parte dei casi, solo notizie spicciole.

Vogliamo parlare del mondo dell'istruzione? Pensiamo al Conservatorio. Prima il percorso pianistico era formato da 10 anni. Entravi al primo che sapevi già suonicchiare un po' e poi una volta arrivato al decimo anno ti attendeva un concerto di circa 1 ora/ 1 ora e un quarto. Un vero e proprio recital pianistico che ti forgiava e ti poteva aprire le porte ad una meravigliosa carriera da concertista. Non dico che sarebbero accorsi da tutte le parti d'Italia ad ascoltarti, ma dico che avevi un certo grado di preparazione che ti rendeva un pianista a tutti gli effetti (anche se quello rappresentava solo l'inizio di un lungo percorso).

Oggi invece con la nuova riforma come sono diventate le cose? Il Conservatorio ha preso un assetto universitario. Ciò significa che al suo interno si fa tutto, davvero tutto tranne che... suonare! 

Hai presente gli smartphone di ultima generazione? Hanno mille funzionalità: calcolatrice, gestione automatica fusi orari, centinaia di suoneria polifoniche, blocco note per appunti, decine e decine di applicazioni, ma poi quando vai a fare una normale telefonata trovi mille intoppi. Innanzi tutto per chiamare un numero ci vogliono almeno 4 o 5 passaggi. Nei vecchi telefonini con un tasto accedevi alla rubrica, poi selezionavi il contatto e infine premevi il famoso "tasto verde" per avviare la telefonata.

Vuoi sapere oggi cosa devo fare per fare una sola chiamata? Prendo come riferimento il mio modello, Samsung S5mini. Innanzi tutti devo premere un tasto qualsiasi e devo inserire una password su dei tasti minuscoli per cercare di sbloccare il telefono. Il più delle volte devo rimettere la password perché sbaglio a digitare. Poi devo cercare la rubrica fra le decine di icone che ho in "home". Una volta trovata la rubrica ci clicco sopra. Poi devo selezionare il contatto, mi si apre una schermata che mi chiede cosa voglio fare (inviare email, messaggio o chiamata), e infine chiamo.

Non sono contro la tecnologia affatto, anzi io la uso spesso, forse troppo! Ma dico che alcune cose, alcuni valori dovrebbero rimanere saldi. In una società che si evolve alla velocità della luce, alcune cose dovrebbero rimanere invariate.

Suonare il pianoforte è un'arte, e come tale merita rispetto e dedizione. Che ci si approccia a 15 anni piuttosto che a 60, il pianoforte merita rispetto. E' giusto sapere che nel momento in cui si decide di iniziare a suonare il pianoforte si sa a cosa si va incontro. Certo, il pianoforte può essere un puro hobby, una pura passione, ma anche in questi casi bisogna avere coscienza di che cosa si ha sotto le mani.

Parliamo di uno strumento che ha una tradizione antichissima, i suoi antenati risalgono a centinaia di anni fa e nel corso degli anni gli strumenti a tastiera hanno avuto tante trasformazioni e tanti usi differenti.



Pensa il ruolo del pianoforte che aveva nelle Schubertiadi. Una cerchia di intimi amici che passavano le serate insieme ascoltando e suonando il pianoforte. Il pianoforte ha avuto un fortissimo scopo sociale ed è anche questo valore che bisogna riportare in auge. Oggi ci sono bambini di 4 anni che sanno usare benissimo un tablet ma che sanno a mala pena parlare! Ti sembra normale? Come impareranno a socializzare fra di loro se sono abituati sin da piccoli ad isolarsi davanti ad un apparecchio elettronico?

Diverse volte ho assistito a questa scena:


Delle amiche si incontrano una sera in un bar per... stare al telefono!!

Suppongo che tu abbia l'applicazione chiamata Whatsapp. Quest'applicazione ti permette di mandare messaggi e contenuti multimediali in modo gratuito a chiunque dei tuoi contatti (previa connessione). Sai cosa fa quest'applicazione per farti restare incollato al telefono? Ti dice l'ora dell'ultimo accesso all'applicazione di un tuo contatto e se ha visto o meno il tuo messaggio (oltre che a mostrarti quando è online).  

Sai quante litigate ho visto e ci ho fatto per questa caxxata?!? "Ah ma sei entrato 10 minuti fa, io ti ho scritto 15 minuti fa e non mi hai risposto". Risposta: "posso fare quello che voglio quando voglio??" Ragione per cui ho eliminato l'ora dell'ultimo accesso e la possibilità di vedere e far vedere quando l'altra persona visualizza o no i tuoi messaggi.

Non mi è stato affatto difficile, mi sono solo chiesto: ma prima, quando c'erano solamente gli SMS, come facevamo? Si stava da Dio e ognuno faceva la propria vita. Ora la tecnologia sembra offrire comodità ma io la interpreto solamente come schiavitù.

Per toglierci dalla schiavitù c'è bisogno di occuparsi di qualcosa di sano come la musica. Il pianoforte, ma qualsiasi altro strumento, ci permette di rientrare in possesso della nostra realtà. Quando si fa musica la mente è così impegnata che non c'è tempo di pensare a tutte quelle cavolate. In quel momento si fa arte e l'arte vince su tutto.

Una volta mi è capitato di dare lezioni di pianoforte ad una ragazzina adolescente. Stavamo studiando un Valzer di Chopin. Ad un certo punto le suona il telefono (una notifica di Whatsapp). Poi le suona ancora, poi ancora e poi ancora. Così la rimproverai dicendo di spegnere quel telefono perché era davvero una tortura.

A parte il fatto che io non mi sarei mai sognato di tenere il telefono con la suoneria durante una lezioni di pianoforte. Ma poi quel telefono era un continuo di suoni stridenti e notifiche che a me personalmente davano un fastidio terribile ma a lei non la scuotevano minimamente. E' così sempre sommersa da quei suoni che ormai era diventata "sorda" e continuava a suonare come se nulla fosse. Quell'episodio mi ha davvero lasciato stupito.

Il pianoforte nuoce gravemente alla tecnologia. Se ovunque andiamo c'è qualcuno che cerca di rifilarci un'apparecchio tecnologico all'ultima moda, il pianoforte invece ci chiama e ci chiede di sederci su di uno sgabello di legno, e di percuotere delle corde che emetteranno dei suoni grazie ad una cassa armonica di legno.

Già, il pianista si "diverte con poco". Basta un mobile di legno con 88 tasti e il mondo potrebbe anche finire. Tra l'altro io penso che non sia un caso il numero 88. Non ti sembra evocare un po' l'infinito? 


"Tu pensa a un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita". (La leggenda del Pianista sull'Oceano)

Se il pianoforte nuoce gravemente alla tecnologia, io sono felice di far parte di questo anti-sistema.




Studiare a metronomo, sì o no?

By Christian Salerno → venerdì 7 agosto 2015

Il metronomo è uno degli strumenti più essenziale per i musicisti. Grazie a questo è possibile capire la velocità d'esecuzione di un brano (anche se con le moderne tecnologie ha perso molta importanza). Ma in fase di studio, come bisogna comportarsi?

Ci sono studenti che non possono fare a meno del metronomo in fase di studio. Non riescono a studiare se non hanno qualcosa che gli scandisce il tempo. Altri invece ne fanno proprio a meno e lo utilizzano solamente per stabilire la velocità finale del brano. Qual è la strada corretta?

Io reputo che le nostre sedute di studio non debbano dipendere dal metronomo. Il metronomo può servire per fissare dei traguardi, nulla di più. Possiamo arrivare ad eseguire un passaggio, a 120, domani a 130 e fra una settimana a 160 (ipotetica velocità finale). Anche solo far andare il metronomo dall'inizio alla fine del brano è controproducente. In primis perché ci porta a suonare come della macchine (senza espressione, rallentamenti e accelerazioni). In secundis perché dopo un po' che c'è di sottofondo il "tic-tac" non lo si sente più e si finisce spesso per andare anche fuori tempo.

Il metronomo andrebbe usato solo per avere un riferimento sul tempo iniziale, poi andrebbe stoppato. Non serve a niente fare ore ed ore di studio col metronomo. Inoltre quel ticchettio lo trovo anche piuttosto fastidioso.

Tuttavia sono molteplici i benefici di questo strumento. Io per esempio, come ho saputo molti altri colleghi, ho difficoltà ad eseguire un brano molto sottotempo. Supponiamo che la velocità di un brano sia a 150 al quarto. Inizio col suonarlo a 70 al quarto perché ho bisogno di studiarlo lentamente per ripulirlo dalle varie imprecisioni. Senza nemmeno accorgermene finisco per arrivare terminare il brano ad una velocità di 100-110. Trovo molta difficoltà nel tenere un tempo lento per un lungo periodo. Così basta mettere il metronomo e riesco a mantenere la velocità data dall'inizio alla fine.

Mi è capitato diverse volte, soprattutto nella musica da camera, di effettuare variazioni di tempo indesiderate all'interno di un brano. Questo succede perché nelle parti in cui il pianoforte è solista, ha più note, più "lavoro da fare" e il tempo sembra essere "giusto". Nelle parti in cui invece il pianoforte accompagna e ha meno note, il tempo sembra essere molto più lente e quindi tendiamo a correre. In realtà è solo una semplice impressione. Quando si ha poco da fare si tende ad accelerare e quando si ha tanto da fare si tende a frenare. Ecco, il metronomo in questo può esserci estremamente d'aiuto. 

Mi ricordo che in vista di un esame decisi di mettere il metronomo su di un passaggio in cui immancabilmente mi ritrovavo a cambiare tempo. Studiai per 2 ore solo quel passaggio col metronomo. Risultato? Che anche nei giorni a seguire, pur non avendo il metronomo, la mia mente si immaginava il "tic-tac" in quel passaggio, con consequente tenuta di tempo. Non è magnifico?? ;)

Penso che il metronomo sia uno strumento molto forte che però deve essere utilizzato con cura. Non bisogna né strafarne né farne a meno. Da piccolo non avevo un buon rapporto con lui. I miei genitori me l'avevano comprato sotto consiglio del maestro ma non lo usavo mai. Lo trovavo inutile. Maturando musicalmente mi sono accorto della sua importanza. Ora lo utilizzo per darmi il tempo, lo utilizzo nei passaggi in cui non mi sento sicuro di tenere bene il tempo, lo utilizzo per fissarmi degli obiettivi, e lo utilizzo per capire la velocità finale che intendeva l'autore del brano.

Non dico che siamo diventati migliori amici ma... conviviamo :)

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Politica dei Cookie

By Christian Salerno → lunedì 27 luglio 2015
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Eliminare Gli Stereotipi e Inseguire la Propria Strada

By Christian Salerno → sabato 25 luglio 2015

Guardiamoci per un attimo intorno. Vedremo che siamo circondati da stereotipi e immaginari collettivi. Questa cosa è buona e quindi va fatta, questa cosa non è buona e quindi non va fatta. Quella ragazza è bella perché usa un taglio alla moda, quell'altra non è bella perché usa un taglio degli anni 60. 

Uno pensa di stare rincorrendo il proprio fine, il proprio scopo, e poi magari si ritrova a rincorrere il fine di qualcun altro, solo perché si sta assecondando - seppure inconsciamente - uno stereotipo.

Immaginiamo lo stereotipo dell'"anima buona". Se qualcuno ti chiamasse a sostegno degli animali indifesi, dei soldati feriti, dei bambini affamati o di qualsiasi altro che necessiti d'aiuto, non ti sentiresti quasi in obbligo di entrare in soccorso?  Questo perché un'anima buona si precipita sempre dove c'è bisogno del proprio aiuto.

In realtà, a slanciarsi verso gli aiuti, non è quella che noi chiamiamo anima buona ma la ragione buona. Non è l'animo di una persona che lo spinge ad entrare in soccorso ma la ragione che gli dice: "beh, in questo caso, secondo quello che ci hanno insegnato e i luoghi comuni, bisogna dare una mano". 

In questo modo ci si scorda totalmente di sé stessi e si va ad aiutare gli altri. E' un po' come lasciare in disgrazia i propri figli per aiutare quelli degli altri. La "buona ragione" ha cacciato la sua anima dentro il guscio ed è rimasta a tu per tu con i suoi pensieri "sensati". In questo caso si forma quello che Vadim Zeland chiamo il vuoto interno che in qualche modo bisogna colmare.

Ci sono infiniti modi per spendere le proprie energie verso fini altrui. Non a caso l'uomo risponde quasi sempre a queste "chiamate", proprio per riempire il proprio vuoto interno. Ciò che gli stereotipi comuni fanno passare per bontà d'animo, in realtà si potrebbe trattare semplicemente di un vuoto interno. Il vuoto interno viene compensato con delle premure verso gli altri, mentre le esigenze nei confronti di sé stessi rimangono insoddisfatte. 

Hai mai sentito dire da qualcuno la frase: "solo amando in primo luogo te stesso potrai avere un buon rapporto di coppia" oppure "bisogna stare bene con sé stessi per stare con qualcun altro". Ecco, queste frasi altro non sono che altri modi per esprimere il vuoto interiore. Se non si sta bene in primis con sé stessi, i tentativi di portare l'amore all'esterno finiscono per fallire. E' amando sé stessi che troviamo il proprio fine. E' nel cammino verso il proprio fine che faremo atti buoni e utili, non il cammino verso i fini degli altri.

Per cercare di spiegare meglio tutto questo concetto facciamo un bell'esempio, anche piuttosto moderno. Supponiamo che due fazioni intraprendono una lotta. Il capo di una si dichiara liberatore e accusa il capo dell'altra di essere un dittatore e un aggressore potenzialmente pericoloso. Alla fazione "giusta", serve in realtà inghiottire il proprio rivale per impadronirsi del suo petrolio o di altre risorse ma non lo dice a nessuno. Così imbastisce una campagna di propaganda per la difesa, la libertà e la giustizia.


Succede poi che una persona, che si è lasciata imbambolare da tale campagna dice: "Libererò il popolo oppresso, gli farò vedere io a questo tiranno!!" Nel frattempo, dall'altra parte il tiranno addestra dei soldati per prepararsi alla battaglia, dicendo che bisogna difendersi dagli attaccanti, e che loro sono delle semplici vittime e che non lasceranno che vengano invasi in questo modo.

Si sveglia poi un'altra persona che dice: "Ma come?! Hanno dichiarato una guerra e non me l'hanno chiesto? Scenderò in piazza a esprimere la mia protesta!".  Questa persona potrebbe anche precipitarsi al fronte e offrire la propria vita per la libertà altrui.

I sostenitori di entrambe le fazioni vengono coinvolti in una lotta per motivi assurdi, che non hanno nulla a che vedere coi singoli combattenti di ogni fazione. Si combatte per un fine altrui. Che cosa ottengono infatti i sostenitori coinvolti in una lotta?

I sostenitori dopo la guerra si convincono di essere stati usati e ingannati, si rendono conto che la guerra non era necessaria e che porta solo disgrazia a tutti i partecipanti. 

Risulta quindi evidente che tutti i grandi ideali in nome dei quali lottano i propri sostenitori, somigliano a delle bolle di sapone. All'interno regna il vuoto interno (quello dell'anima). 

Nessuno può indicare qual è il tuo fine. Esiste solo un modo per trovarlo: ascoltare più sé stessi e meno gli altri. Là fuori, nel mondo, ci sono distrazioni e falsi stereotipi ovunque che non vedono l'ora di catturare le tue energie e spenderle a loro sostegno. Bisogna davvero amare prima sé stessi e occuparsi prima di sé.

Mi capita sempre, e dico sempre, di aprire la Home di Facebook e di leggere stati da parte di amici che scrivono robe come: "Quando tu smetterai di voler riempire la tua coppa di felicità ed inizierai a riempire quella degli altri, scoprirai, con meraviglia, che la tua sarà sempre piena" (Gandhi).

Bella frase vero? E' incredibile come queste frasi accaparrano tanti Like e rendono la persona che le pubblica una persona "onesta", "sensibile" e "di cuore". Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. E poi quella è una frase che ha senso se è detta da Gandhi, perché lui conosceva bene sé stesso e i propri limiti.

Siamo talmente abituati da stereotipi fissi (come questo della bontà d'animo) che li accettiamo come un'esperienza preziosa accumulata dall'umanità. In realtà questi stereotipi sono formati da qualcuno, e le persone concordano, senza neanche saperlo, con questo qualcuno.

L'influenza di tali stereotipi sull'uomo  è talmente grande che la ragione umana ne rimane letteralmente annebbiata, perdendo la capacità di pensare in senso autonomo, indipendente e consapevole. Proviamo a pensare alla seconda guerra mondiale. Ti ricordi i crimini commessi dai Nazisti durante quella guerra? Si sono viste le peggiori delle atrocità. Ma pensi che tutte quelle persone siano state persone crudeli, psicopatiche e con tendenze sadiche? Tutte quelle persone?! No no. La maggior parte delle persone erano persone normali come me e te. Avevano le loro famiglie, avevano i propri cari e si preoccupavano di loro. Dopo la guerra queste persone sono state reinserite nella vita civile e hanno continuato a fare quello che facevano prima della guerra.

E perché allora un retto padre di famiglia si sarebbe trasformato in una bestia?? Perché la sua ragione era completamente annebbiata dai fini altrui e dai falsi stereotipi. I sostenitori di fini altrui non si rendono conto di quello che fanno.

Prova a prendere un adolescente qualsiasi singolarmente. Ci metto la mano sul fuoco che non sia un cattivo ragazzo. Mettilo sotto l'influenza di un fine altrui e può diventare il peggior criminale mai visto. 

Siamo pieni di Slogan, vero? Hai mai sentito: "Chi non risica, non rosica!" Bella frase eh? Non esiste nulla di più vero. Bisogna rischiare nella vita per cercare di ottenere qualcosa. Ma chi l'ha detto? Questo è solo uno degli stereotipi più comuni di sempre che fa leva sull'audacia di una persona. Cerca di agganciare la sua vittima sussurandogli: "Dai, non avere paura, fagli vedere di che sei capace! Non vorrai essere considerato un vigliacco?" E così l'uomo si lancia per dimostrare agli altri di cosa è capace.  Da quel momento in poi si trova nella rete di un falso stereotipo e non gli passa nemmeno per l'anticamera del cervello che non è tenuto a dimostrare nulla a nessuno e che può tranquillamente infischiarsene. Il senso di inferiorità costringe l'uomo a farsi comandare a bacchetta. Quella non è quindi una dimostrazione di coraggio ma bensì un'aspirazione a nascondere i propri complessi.

Pensa ai mafiosi. Sono uomini che hanno incentrato la propria viti su stereotipi come l'onore e il rispetto. In nome di questi sono pronti a fare qualsiasi cosa. Cosa accadrebbe se uno di loro scoprisse la propria donna a letto con con un altro? Cosa penserebbero i suoi simili se lui non la punisse?

La propria strada è al di fuori da tutto ciò che è messo in piedi dalla società. La cosa difficile è iniziare distinguere quando agiamo secondo noi stessi o secondo gli altri. Quando agiamo e facciamo le cose perché lo vogliamo con tutto il cuore, allora quell'esperienza si rivelerà positiva e ci metterai tutto l'entusiasmo di un bambino. Se invece agisci secondo altri, sicuramente non stai andando per la tua strada. 

Bisogna essere bene piombati sui propri binari perché ci sono molti cambi di binari che possono ingolosirci. Questi cambi di binari possono chiamarci in nome dell'aiuto, della bontà d'animo, dell'onore, della pace o della libertà. Noi dobbiamo essere così centrati da continuare verso la nostra strada. Ogni volta che dici "SI" a qualcun altro, dici "NO" a te stesso. Quante altre persone dovranno passare davanti a te?


Brani e Spartiti per Pianoforte in ordine progressivo

By Christian Salerno → sabato 18 luglio 2015

Questa è l'unica pagina che puoi trovare sul web dove al suo interno puoi scaricare una serie di brani disposti in ordine progressivo di difficoltà. I brani appartengono ad ogni stile, che sia classico, jazz o moderno, l'importante è che siano in ordine progressivo di difficoltà. In questo modo potrai misurarti giorno dopo giorno con un brano sempre un pelino più difficile.

INIZIA IL DOWNLOAD DEGLI SPARTITI



Ninna nanna di Brahms ad una sola mano (Difficoltà 1/10)
Canone in Do (Difficoltà 1/10)
Funiculì funiculà (Difficoltà 1/10)
Per elisa (Difficoltà 1/10)
Danza ungherese (Difficoltà 1/10)
Il lago dei cigni (Difficoltà 1/10)
Santa Lucia (Difficoltà 2/10)
Le nozze di figaro (Difficoltà 2/10)
O sole mio (Difficoltà 2/10)
Minuetto in Sol (Difficoltà 2/10)
Il treno di Christian Salerno (Difficoltà 2/10)
Il lago dei cigni (Difficoltà 2/10)
Silent night (Difficoltà 2/10)
Il ballo del serpente (Difficoltà 2/10)
Jingle Bell (Difficoltà 2/10)
Tanti auguri (Difficoltà 2/10)
Titanic (Difficoltà 2/10)
Danza araba (Difficoltà 2/10)
Sotto l'albero di Christian Salerno (Difficoltà 3/10)
E penso a te (Difficoltà 3/10)
Resto in silenzio di Christian Salerno (Difficoltà 3/10)
Preludio in Do (Difficoltà 3/10)
Besame mucho (Difficoltà 3/10)
Red river valley (Difficoltà 3/10)
Bella ciao (Difficoltà 3/10)
Memory (Difficoltà 3/10)


Fine di Christian Salerno (Difficoltà 3/10)
Cantando sotto la pioggia (Difficoltà 3/10)
La vita è bella (Difficoltà 3/10) 
Badinerie (Difficoltà 3/10)
Il postino (Difficoltà 4/10)
La bella e la bestia (Difficoltà 4/10)
Clementi sonatina Op.37 no.1 (Difficoltà 4/10)
Al chiaro di luna, primo tempo (Difficoltà 4/10)
O mio babbino caro (Difficoltà 4/10)
Back to life di Allevi (Difficoltà 4/10)
Amelie (Difficoltà 4/10)
Rive flow in you (Difficoltà 4/10)
Let it go (Difficoltà 4/10)
Le onde, Einaudi (Difficoltà 5/10)
Nuovo cinema paradiso (Difficoltà 5/10)
Invenzione n.4 (Difficoltà 5/10)
Come sei veramente di Allevi (Difficoltà 5/10)
Preludio di Christian Salerno (Difficoltà 5/10)
Love affair (Difficoltà 5/10)
Libertango (Difficoltà 5/10)
Ballade Pour Adeline (Difficoltà 5/10)
La musica dell'anima di Christian Salerno (8/10)

5 brani facili per pianoforte (audio + pdf)

20 esercizi per pianoforte. Scarica qui.




Quando c'eri tu - Christian Salerno (Spartito per Pianoforte)

By Christian Salerno → domenica 12 luglio 2015
Questa mattina sono stato in giro per Milano con Richard Htt, uno Youtuber molto popolare, soprattutto per quanto riguarda il settore del "disegno". Questo ragazzo è in grado di fare cose incredibili (dai un'occhiata al suo canale).

Ogni  volta che sono a Milano, ovviamente, non posso non passare dalla Feltrinelli, situata sotto la galleria in centro, accanto al Duomo. All'interno di quel negozio infatti, oltre ai libri e dischi comuni, c'è un'ampia area dedicata completamente alla musica e agli spartiti. 

Noto fra gli scaffali il manuale "Jazz - L'arte dell'armonizzazione" e ovviamente non posso fare a meno che acquistarlo. Nel viaggio di ritorno in treno verso casa, inizio a spulciare il libro. Do una rapida occhiata e subito vengo contagiato da una voglia irrefrenabile di fare Jazz. Dato che non lo so fare, ho deciso di comporre qualcosa che però ci andasse molto vicino. Ecco che cosa ne è uscito fuori:



Mi sono seduto al piano, ho messo le mani sul pianoforte, e ogni volta che sentivo una sonorità che mi piaceva, la trascrivevo sul pentagramma. Queste due pagine di brano sono state partorite in poco più di 1 ora. Ammetto che non è stato facile. Questo tipo di scrittura non è semplice per me e deve ancora migliorare parecchio, ma intanto so di aver dato comunque il mio contributo. E' una musica piuttosto semplice da suonare ma che da le sue soddisfazioni, soprattutto all'orecchio. Inizia anche a sviluppare una prospettiva di ascolto differente e ad accettare alcuni tipi di dissonanze.


Ho trascritto il brano al Pc in modo tale che tu possa scaricarlo e suonarlo ovunque tu voglia. Ricordo che il brano è iscritto alla SIAE e perciò è protetto da diritti d'autore.


DOWNLOAD SPARTITO



Clicca qui per scaricare lo spartito.




Ritorno da Sora, un'esperienza unica

By Christian Salerno → giovedì 25 giugno 2015

Quando un musicista viene chiamato per suonare da qualche parte ha sempre una grande responsabilità. Il compito del musicista è quello di donare delle emozioni ed è uno dei compiti più difficili. Riuscire a penetrare nel punto più profondo, segreto e intimo, persone che non conosci è davvero una "sfida". Per carattere, fortunatamente o sfortunatamente, sono uno che con le sfide ci va a nozze, perciò ho accolto anche questa con estremo piacere. 

Platone disse una volta "La musica è per l'anima quello che la ginnastica è per il corpo." L'essere umano non può fare a meno della musica poiché è uno dei pochi modi che ha per ripulire il proprio animo. Così, sono partito alle 7 di mattina con la mia mente ancora assonnata e il bagaglio stracolmo. Tuttavia mi meraviglio di me stesso. Raramente parto con meno di tre valigie, invece questa volta me la sono cavata con una! 

Per arrivare a Milano Porta Garibaldi prendo la linea Lilla della metro che, con mio stupore, mostra questo motto:


Adoro queste pubblicità che incitano a socializzare, dato che spesso ci si siede su di una panchina e ci si mette in disparte col nostro telefonino.

Da Milano prendo poi il treno Italo in direzione Roma Termini e dato che due giorni dopo avevo un'esame di Storia della Musica, ho passato gran parte del viaggio a ripassare. A Roma poi mangio un boccone veloce fra una miriade di persone che ti fermano per chiederti l'elemosina o cercare di fregarti in qualche modo. Mi dirigo poi al binario 8 per prendere il treno per Frosinone dove mi avrebbe aspettato il gentilissimo Dott. Augusto Vinciguerra che mi avrebbe poi accompagnato a Sora.

Il viaggio in auto scorre velocemente, il Dott.Vinciguerra è davvero una persona squisita, d'altronde chi organizza questa specie di eventi per un ospedale, non può che essere una persona molto sensibile.

Ci raccontiamo un po' di noi e delle nostre vite, e in men che non si dica arriviamo al B&B dove c'è prenotata per me una bellissima suite situata al terzo piano.

Non appena entrato in camera, mi faccio una doccia perché nel treno per Frosinone mancava l'aria condizionata, e non appena fuori sento suonare la banda. Proprio quel giorno infatti era la festa del paese. Ahhhh quanto adoro i paesi vivi che si danno da fare con eventi!


Si fanno le ore 18.00 e scendo dal B&B perché c'era la sign.ra Graziella Tersigni con suo marito Agostino che erano venuti a prendermi per portarmi al concerto. Mi raccontano della loro associazione ADO (Associazione dipendenti ospedalieri) e mi anticipano che la location del concerto sarà su di una terrazza dell'ospedale all'aperto con alle spalle le montagne. Adoro suonare all'aperto, hai il contatto diretto con la natura e ti senti molto più libero, in più, fortunatamente il tempo è stato dalla nostra parte.

Appena arrivati, conosco il presentatore che mi spiega un po' come sarà la serata, provo il pianoforte (un Kawai in splendido stato), e mi metto in disparte nell'attesa che inizi la serata.

  
Poco dopo il pubblico si mette a sedere, le luci vengono accese e iniziano le prime parole di presentazione della serata. Ero abbastanza emozionato e continuavo a fare avanti e indietro ritornando sui miei passi più e più volte. Fin quando non mi chiamano per iniziare il concerto.

Che dire del concerto... Uno dei più belli che abbia mai fatto. Il pubblico era caloroso, ogni tanto sentivo un "bravo!!" mentre suonavo. A qualcuno avrebbe potuto dar fastidio ma a me queste cose non fanno altro che riempirmi di gioia e caricarmi ancora di più


"Una lunga storia d'amore", spezzone tratto dal Concerto.
Posted by Christian Salerno on Giovedì 25 giugno 2015

Gli applausi del pubblico erano davvero sentiti e dopo un Bis sulle note di "Dopo tanto tempo"il concerto finisce. Ricevo le congratulazioni del pubblico con grande serenità, dopodiché ci dirigiamo tutti verso il Buffet composto da salato e dolce. Dopo una bella scorpacciata e aver chiacchierato un po' con tutti, si va a vedere il "Rogo della pupazza", un'antica tradizione del paese dove bruciano una "pupazza" con funzione purificante poiché il fuoco distrugge il male.

Come se non bastasse si va a cena dove ci mangiamo un bel Piatto di spaghetti con le cozze. 


Spaghetti con cozze e pecorino per l'esattezza. Buonissimi! Stavo per scoppiare, non c'era più un solo spazio nella mia pancia quando... viene ordinato un tagliere di formaggi e salsiccia. Usciti dal ristorante (saranno state le 23.00 passate) è seguita una lunga passeggiata verso il centro dove ogni 5 metri ci fermavamo perché tutti si conoscevano con tutti e si iniziavano a chiacchierare... il bello del SUD.

Nel ritorno verso il B&B passiamo davanti ad una gelateria famosa dove Agostino mi dice: "Questa la devi provare!" Non ce la facevo più ma... non posso rifiutare (nel vero senso della parola) :) :) Così prendo una bella coppa al gusto tiramisù e un'altro cioccolatoso di cui ora mi sfugge il nome. Finito anche il gelato, e sazio fino all'orlo, rientro in camera mentre di sotto la festa del paese continuava. Prendo subito sonno perché l'indomani avevo la sveglia presto.

Ore 8.15, la sig,ra Graziella mi viene gentilmente a prendere, accompagnandomi alla stazione di Frosinone dove il treno delle 9.12 mi aspettava. Ci salutiamo augurandoci di rivederci al più presto e la ringrazio infinitamente. Vado al binario 2, e alle 9.10 viene annunciato che il treno è stato cancellato. Così aspetto un'ora in stazione, prendendo il treno delle 10.10 che mi avrebbe portato a Roma Termini per le 11.00 circa.

Peccato che il treno che avevo prenotato in partenza da Roma, partiva alle 10.40. Così mi dirigo verso gli sportelli di Italo per chiedere se mi avrebbero rimborsato il biglietto o sostituito il treno con quello successivo ma erano in pausa e sarebbero ritornati alle 12.10. Così aspetto un'altra ora abbondante. Intanto decido di farmi un bel giretto nella libreria principale di Roma Termini e faccio una bella spesa: 5 mattoni sugli argomenti che più mi affascinano.

Si fanno le 12.10, mi metto in fila per il servizio clienti di Italo, e dopo una ventina di minuti arriva il mio turno. La dipendente di Italo mi informa che purtroppo non può fare nulla con il mio biglietto perché era stato acquistato con una promozione, e quei biglietti non sono rimborsabili in alcun modo. Perciò ho rifatto un nuovo biglietto, da capo e senza promozione... NO COMMENT.

Il treno per Milano partiva alle 12.45, ci salgo al volo e mi metto prima a fare una bella dormita, e poi all'altezza di Firenze inizio a ripassare per l'esame del giorno dopo. 

Che dire, a parte quest'ultimo imprevisto, è stata un'esperienza memorabile che rimarrà sempre nel mio cuore. L'accoglienza e l'ospitalità che mi hanno riservato è stata senza paragoni e mi sono divertito come un matto. Grazie davvero a tutti per tutto e grazie alla fantastica associazione ADO (mandate la richiesta d'amicizia su Facebook) ;)

Ps. Questa mattina ho fatto l'esame di Storia, ed è andato benissimo! :)